L’eutanasia finisce in aula


CAPPATO ACCUSATO DI AIUTO AL SUICIDIO, LA MADRE DI DJ FABO LO DIFENDE


MILANO. Nell’aula piena ciò che è risaltato, più delle lacrime che anche i giudici popolari e i pm trattenevano a stento, è stato il silenzio con cui tutti, anche cronisti, pubblico e avvocati, hanno seguito le parole della fidanzata e della madre di Fabiano Antoniani, noto come dj Fabo e morto col suicidio assistito il 27 febbraio scorso in una clinica svizzera, che raccontavano la sua voglia di vivere.

E il dolore fisico e psicologico di essere diventato cieco e tetraplegico dopo un incidente stradale nel 2014 e la sua decisione di andarsene.

“Vai Fabiano,la mamma vuole che tu vada”, è stato l’ultimo saluto, come raccontato dalla madre. E’ con la forza e la commozione delle testimonianze delle due donne - nel processo al tesoriere dell’associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, accusato di aiuto al suicidio per aver accompagnato il 40enne nella clinica e aver rafforzato il suo proposito - che ha preso forma, davanti alla Corte d’Assise, la vita di Fabo in ogni suo aspetto più che la morte.

“Non devi sentirti sconfitta, per me questa è una vittoria”, disse Antoniani, con la passione per la musica trasformata in lavoro, alla fidanzata Valeria poco tempo prima di farla finita. E con la sua battaglia “pubblica” Fabo, che “amava la vita all’ennesima potenza”, ha spiegato la compagna, si sentì di nuovo “vivo e utile”, fece anche lo “sciopero della fame e della parola” coi suoi cari per non essere fermato. E all’amata fece sapere anche: “Tu saprai dove trovarmi, io torno a essere energia nell’universo”.

ValeriaImbrognohamessoinluce come la cosa per lui più insopportabile fosse quella di non vedere più (“altrimenti credo non avrebbe deciso di morire”), ha descritto la “speranza” che aveva dopo l’incidente di tornare più vicino possibile alla vita di prima, quando in India provò la “terapia delle staminali” che non funzionò, e poi il periodo finale in cui decise di “mollare”.

La madre, Carmen Corallo, ha riconosciuto la sua voglia di lottare, in quei“2 anni e 9 mesi in cui è stato immobile”, ma non ha nascosto che il figlio sin da subito la mise di fronte al fatto che sarebbe andato in Svizzera amorire. “Io e Valeria abbiamo molto barato con lui - ha ammesso - ma lui non era stupido e si è anche arrabbiato molto, perché pensava che noi rallentassimo la sua morte ed era vero”. Ricordando le ultime parole che gli lasciò come conforto “la mamma vuole che tu vada”, prima che lui schiacciasse con la bocca il pulsante, la madre ha pianto e il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano le si è avvicinata con un fazzoletto dicendole che era stata “sin troppo forte”. Quel pm che con la collega Sara Arduini aveva chiesto l’archiviazione per Cappato,ma fu poi il gip a disporre l’imputazione coatta e a dare il là al processo. “Meravigliosi erano i colloqui”tra il figlio e Cappato per la madre del 40enne. L’esponente radicale gli parlò della “possibilità italiana”, ossia di interrompere le cure,ma“Fabiano non aveva paura di morire, aveva paura di soffrire an