L’Ilva nella morsa della politica



GENTILONI CHIEDE AL GOVERNATORE DELLA PUGLIA EMILIANO DI RITIRARE IL RICORSO AL TAR

ROMA. Questa volta l'appello al ritiro del ricorso sul Piano Ambientale dell'Ilva arriva direttamente dal presidente del Consiglio. Paolo Gentiloni si rivolge al governatore pugliese Michele Emiliano e al sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci, facendo leva sulle loro responsabilità e sensibilità istituzionali. Chiede di fare un passo indietro ritirando il ricorso al Tar e non mettendo a rischio gli interventi per la bonifica ambientale e il lavoro che Taranto aspetta da anni. In cambio, offre piena disponibilità al confronto sulle questioni sollevate e aggiunge: "conto su di voi, l'Italia e la Puglia hanno bisogno di leale collaborazione". Dal canto suo, Emiliano non depone le armi, pur mostrandosi subito a disposizione del presidente del Consiglio per incontrarlo, illustrargli le ragioni del ricorso e il punto di vista della Regione sui piani industriali ambientali dell'Ilva di Taranto. Il ricorso - spiega il governatore - vuole tutelare la salute dei cittadini e dei lavoratori "da uno stabilimento per il quale è attualmente in corso un processo penale per disastro ambientale e avvelenamento di sostanze alimentari davanti alla Corte d'Assise di Taranto e per il quale occorre impedire che le condotte di reato siano reiterate". Anche il sindaco Melucci ringrazia il presidente Gentiloni per il ruolo di mediazione che sta assumendo, ma va avanti sottolineando che il dialogo con le altre istituzioni e l'investitore "non si è mai arrestato". Se necessario, lavorerà anche a Natale, ma per portare a casa "risultati sostenibili e definitivi per la mia comunità". Al ministero dello Sviluppo economico, intanto, la trattativa fra sindacati e azienda continua nonostante il ricorso pendente. Il tavolo romano "è quello prin- cipale" assicura la viceministra Teresa Bellanova al termine dell'incontro odierno in cui è stato stabilito un fitto calendario di riunioni per il mese di gennaio (il 17 si parlerà di Genova, il 23 e 24 si tornerà su Taranto, mentre il 15 e il 16 una delegazione sindacale visiterà lo stabilimento di Arcelor Mittal a Gent in Belgio). L'intenzione è quella di provare, fra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio, "a dare una stretta finale a una trattativa che deve mettere al riparo - non le arroganze, le presunzioni - ma le decine di migliaia di posti di lavoro e un importante insediamento produttivo", ha continuato Bellanova spiegando che gli altri tavoli - quelli locali proposti dal presidente della regione Puglia (quello del 23 dicembre a Taranto è stato rimandato a data da destinarsi dopo l'annuncio della mancata partecipazione da parte della Fim) - "possono essere incontri di confronto che non fanno male, solo se non sono gestiti in contrapposizione". Anche per i sindacati l'unica trattativa possibile è quella col governo, "perché il soggetto che deve vendere l'Ilva è il mini- stero" spiega Rosario Rappa della Fiom Cgil lodando la posizione d'equilibrio mantenuta da Bellanova e criticando l'at- teggiamento di Emiliano "che non aiuta il negoziato". Per Rocco Palombella della Uilm la migliore risposta alle polemiche "è andare avanti", mentre per Marco Bentivogli della Fim Cisl da Emiliano arriva solo confusione specialmente quando parla di rappre- sentatività sindacale.


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