L’IMPORTANZA DI CHIAMARSI ERNEST:dall’esilarante commedia di Oscar Wilde

di Simona Balduzzi


titolo originale: The Importance of Being Earnest anno: 2002 Paese: Regno Unito; USA genere: commedia regia: Oliver Parker sceneggiatura:Oliver Parker fotografia: Tony Pierce -Roberts musiche: AA.VV. costumi: Maurizio Millenotti cast : Colin Firth, Rupert Everett, Frances O’- Connor, Reese Witherspoon, Judi Dench, Anna Massey , Edward Fox, Tom Wilkinson

Nastro d’argento nel 2003, L’importanza di chiamarsi Ernest’(2002) ha avuto una nomination al Teen Choice Award per Reese Wither- spoon , come miglior attrice in un film commedia. La pellicola del 2002, diretta da Oliver Parker , condensa in soli 90 minuti tutti quegli elementi di cui siamo alla spasmodica ricerca quando desideriamo un po’ di divertimento : permeato da un perbenismo ipocrita ed incastonato nella me- ravigliosa ambientazione -peraltro evidenziata dall’ottima fotografia che privilegia il tono vivido dei colori ed il contrasto marcato - il film si inerpica con destrezza tra dialoghi esilaranti ,capaci di domare ed al contempo lasciar respirare l’impeto dell’ambiguità ; le vicende ,altrettanto vee- menti , intrecciano vorticosi equivoci a singolari malintesi , alimentando il ritmo già brillante della trama , assecondato dalle musiche briose. La ben riuscita trasposizione di una tra le più divertenti commedie scaturite dal genio di Oscar Wilde , deve molto ad un cast d’eccezione: gli attori ,già conosciuti per fama e competenza, mettono in scena ( a loro volta divertiti) , personaggi ben ca- ratterizzati , il cui carisma è sapientemente amplificato dal doppiaggio italiano. L’ ironia impéra nella messa in scena del vero copione : quello della vita! Dalle assurde restrizioni dell’epoca, al- l’affronto verso le regole; dall’odio , alla complicità tra rivali sia maschili che femminili ; dalla ras- segnazione sull’imprevedibilità del futuro , alla fissazione sull’importanza di un nome di battesimo in quanto determinante per il futuro. Narrazione pungente , impreziosita da un’ effimera seduzio- ne, che stuzzica l’intelletto dello spettatore scena dopo scena. Indiscutibile, la capacità che Par- ker mostra nella trasposizione in immagini della leggerezza , che caratterizza questa comme- dia di Oscar Wilde: non a caso , il regista e sceneggiatore inglese debuttò nel 1995 dirigendo l’adattamento cinematografico dell’Otello di W.Shakespeare .L’ ’articolata dialettica che lega i personaggi , si conferma il vero perno di tutto il lavoro : questo elemento , conferisce alla storia apparente semplice e briosa, quel grado complessità che stuzzica la fantasia ed appaga l’intellet- to.

Due vecchi amici si ritrovano casualmente in un locale notturno e scoprono di essere accomunati dal vizio della ‘doppia vita’ : Algernon (Rupert Everett) ed Ernest(Colin Firth) infatti , abitano rispettivamente in città e in campagna( di solito) , ma ciascuno di loro ha degli ottimi motivi per doversi ripetutamente spostare. Algernon inventa di avere un amico di nome Bunbury costante- mente malato; Ernest( il cui altro nome è Jack), finge di dover badare ad un fratello scapestrato che porta il suo nome . tutto ciò non rappresenterebbe un problema, se la loro vita roteasse uni- camente intorno a fugaci avventure; invece a complicare le cose, sarà l’amore per le due rispet- tive donne che i giovani uomini tenteranno di conquistare : Gwendolen (Frances O’Connor ) e Cecily (Reese Witherspoon) ; figure femminili ,peraltro già presenti nelle loro esistenze. A moni- torare il tutto, l’ austera zia Au- gusta, meglio citata come Lady Bracknell (Judi Dench) , : enigmatica figura dal fascino tirannico , nonché custode di un forte segreto che riguarda proprio l’identità di Erenst.