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L’Iran blocca i raid di Mosca


SIRIA/TEHERAN “IRRITATA” CACCIA I RUSSI DALLA BASE AEREA DI HAMADAN


MOSCA. I raid degli aerei russi in Siria dal territorio iraniano sono “per il momento terminati”: ad annunciarlo non è Vladimir Putin, e neanche un generale russo che ha appena elencato gli obiettivi distrutti dai jet con la stella rossa affermando orgoglioso che la missione è stata un successo. Questa volta a dichiarare “temporaneamente” conclusa un’operazione militare russa ci ha pensato Teheran. Si ha quasi l’impressione che il governo iraniano abbia “cacciato” gli alleati russi dall’aerodromo Shahid Nojeh di Hamadan dopo neanche una settimana. Teheran non ha infatti gradito il modo in cui Mosca ha reclamizzato l’uso della base aerea dell’Iran occidentale e il ministro della Difesa, Hossein Dehgan, non ne ha fatto mistero: “I russi - ha detto il generale - vogliono dimostrare di essere una superpotenza per garantirsi un’influenza sul futuro politico della Siria, e di sicuro c’è stato un atteggiamento osten- tato e sgarbato dietro l’annuncio della notizia”. Da parte sua il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Ghasemi, ha assicurato che le incursioni aeree russe dall’Iran non dovevano rimanere un segreto, ma che comunque i due Paesi avevano deciso di non renderle note fino al raggiungimento di certi (non meglio precisati) obiettivi. Poche ore dopo la sberla diplomatica, l’ambasciatore russo in Iran ha fatto sapere che tutti i militari russi hanno abbandonato la base aerea di Hamadan. E a stretto giro il ministero della Dife- sa di Mosca ha confermato che i suoi jet, prima dispiegati in Iran, sono ora di nuovo in territorio russo. Non è da escludere (la Russia lo ha subito sottolineato) che i bobardieri strategici Tupolev-22M3 e i Sukhoi Su-34 tornino in Iran per sganciare i loro ordigni in Siria in operazioni militari che per il Cremlino sono anche operazioni di propaganda. Ma evidentemente nell’asse Mosca-Teheran non tutto funziona in maniera idilliaca. Resta saldo l’appoggio di entrambi alle truppe del controverso presidente siriano, Bashar al Assad, ma all’Iran non è andato giù come la Russia abbia sfruttato a suo favore la generosa concessione fattale dal governo di Teheran: permettere alle truppe di un Paese straniero di usare una propria base militare è infatti per l’Iran una decisione senza precedenti dalla rivoluzione del 1979. Un “dono” dietro il quale, secondo alcuni esperti, ci sarebbero anche le trattative per la vendita a Teheran dei caccia mul- tiruolo russi Su-30, mentre per quanto riguarda i sistemi missilistici di difesa S-300 Mosca ha da tempo iniziato a rifornire l’alleato. A far optare per il ritiro dei jet russi potrebbero però essere state in parte anche questioni di politica interna iraniana. In Siria intanto la guerra continua a mietere vittime, innanzitutto tra gli innocenti. Ad Hasakeh, nel nord, si registrano nuovi scontri tra miliziani curdi e forze filogovernative. Mentre l’artiglieria turca sembra sia torna- ta a sparare sui curdi nei pressi di Manbij, da poco liberata dai ‘tagliagole’ dell’Isis. Ma è Aleppo a essere ormai diventata la città simbolo del massacro siriano: ieri almeno 25 persone sono morte in un bombardamento sui sobborghi di Orm al Kobra e Kafar Halab, e anche oggi si registrano nuovi attacchi. Per ora insomma appare drammaticamente lontana la tregua di 48 ore a settimana invocata dall’Onu e accettata dalla Russia per portare aiuti umanitari alla popolazione di Aleppo. Il sottosegretario generale dell’Onu Stephen O’Brien è però tornato alla carica davanti al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite: quella di Aleppo - ha avvertito - potrebbe rivelarsi “una catastrofe umanitaria senza pari in oltre cinque anni di carneficina”.


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