L’Iran impicca spia della Cia

“SVELÒ MOVIMENTI DI SOLEIMANI”. CONTINUA L’ONDATA DI ESECUZIONI



di Cristoforo Spinella


ISTANBUL. “La condanna a morte per spionaggio di Mahmoud Mousavi Majd è stata eseguita, in modo che questo caso di tradimento verso il suo Paese sia chiuso per sempre”. Con poche, gelide parole la magistratura iraniana annuncia di aver fatto giustiziare un altro detenuto, almeno il quarto in due settimane. Sotto i colpi del boia è finito stamani un ex traduttore delle forza Qods delle Guardie della rivoluzione islamica, condannato per spionaggio per conto della Cia e del Mossad. Secondo i giudici di Teheran, avrebbe fornito informazioni sui movimenti di alti ufficiali del corpo d’élite dei Pasdaran, incaricato delle operazioni militari all’estero, compresi quelli del loro comandante Qassem Soleimani, poi assassinato in un raid Usa a Baghdad il 3 gennaio scorso. Ma Moussavi Majd, che dagli anni Settanta risiedeva in Siria con la famiglia, non sarebbe stato implicato nell’uccisione del generale perché era stato arrestato “molto prima”, nell’ottobre 2018. Fino alla scoperta del suo “tradimento”, grazie alla profonda conoscenza dell’arabo e del territorio, si era conquistato la fiducia dei vertici militari iraniani impegnati in Siria a sostegno di Bashar al Assad, specie nell’area tra Idlib e Latakia. Un ruolo di cui avrebbe approfittato per raccogliere informazioni sulle strategie e gli equipaggiamenti militari, i sistemi di comunicazione e gli spostamenti dei comandanti in zone strategiche, per poi venderle a Usa e Israele in cambio di “dollari americani”. La tv di stato iraniana ha anche mostrato un video in cui comparirebbe insieme a una presunta intermediaria della Cia. A tradirlo sarebbe stato proprio una loro conversazione, intercettata dai servizi di intelligence dei Pasdaran. La sua esecuzione segue quella annunciata la scorsa settimana di un’altra presunta spia della Cia, un funzionario della divisione aerospaziale del ministero della Difesa, Reza Asgari, ritenuto colpevole di aver venduto agli americani segreti del programma missilistico della Repubblica islamica. Sempre la scorsa settimana erano stati giustiziati anche due curdi accusati di aver compiuto un attentato terroristico che fece 12 morti nel 2010. Un’escalation nel numero di esecuzioni che però si è fermata davanti ai riflettori accesi dalla massiccia protesta sui social network contro la condanna a morte di tre giovani accusati di sedizione per aver partecipato alle proteste del novembre scorso contro il caro-benzina. Amirhossein Moradi, Mohammad Rajabi e Saeed Tamjidi, tutti neppure trentenni, sono diventati il simbolo di un’indignazione collettiva che ha coinvolto anche diversi attori, registi e sportivi noti in Iran, secondo Paese al mondo per esecuzioni dopo la Cina, con almeno 251 prigionieri giustiziati nel 2019. Domenica, le autorità locali hanno annunciato di aver sospeso la condanna dei tre giovani e rinviato il caso alla Corte Suprema perché venga riesaminato

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