L’Isis dietro la strage


ISTANBUL VENTI GIORNI FA L’ALLARME DEGLI 007, MA FU IGNORATO


ISTANBUL. Dopo una notte passata a contare i morti, Istanbul si risveglia sotto shock. L'ennesimo attacco terroristico sulle rive del Bosforo - il quarto di quest'anno - è anche il più sanguinoso: 41 morti, di cui almeno 15 stranieri, senza contare i tre kamikaze che si sono fatti esplodere dopo aver aperto il fuoco sulla folla al terminal internazionale dell'aeroporto Ataturk, e 239 feriti. Vittime di 10 nazionalità, per le quali ieri è stato proclamato il lutto nazionale. E la sensazione di non essere in grado di fermare una minaccia terroristica, che per il premier turco, Binali Yildirim, stavolta è quasi certamente quella dell'Isis. E anche il direttore della Cia John Brennan - pur in assenza, al momento, di rivendicazioni da parte dello Stato islamico - vede chiarissima la firma di Daesh e della sua "depravazione" dietro l'attacco.

Le indagini hanno seguito sin dalle prime ore la pista dell'attacco jihadista. Ma sul commando che martedì è piombato indistur- bato, imbracciando i kalashnikov, nel principale scalo della Turchia restano ancora molte ombre. Uno dei kamikaze ha agito da ariete, facendosi saltare in aria all'esterno e creando il caos che ha favorito l'ingresso degli altri due. Oltre ai tre terroristi kamikaze, che sarebbero tutti stranieri, fonti di polizia avevano parlato di quattro persone in fuga. Una è stata arrestata martedì sera, si tratterebbe di una donna. Ma nulla si sa al momento della sua identità. Come fortissimo resta il riserbo sulla sorte dei tre ipotetici

ISTANBUL/VENTI GIORNI FA L’ALLARME DEGLI 007, MA FU IGNORATO L’Isis dietro la strage

terroristi alla macchia. In queste ore, la Turchia guarda allo specchio soprattutto le lacune del suo sistema di sicurezza e di prevenzione. Una lettera che avvisava della minaccia imminen- te di attacchi dell'Isis giaceva da almeno 20 giorni sui tavoli delle autorità. Mittenti, gli 007 turchi. Tra i siti definiti a rischio, anche l'aeroporto Ataturk. Un allarme che è stato ignorato. O almeno, trascurato. Sotto accusa ci sono poi le falle della sicurezza nello scalo. Il doppio filtro di controlli, con un primo passaggio ai metal detector già all'ingresso, non è bastato a fermare i terroristi.

Dallo Stato islamico, nel giorno simbolico in cui celebra il secondo anniversario dell'auto-proclamato Califatto da parte di Abu Bakr al Baghdadi, non sono giunte finora rivendicazioni esplicite. Il governo di Ankara sottolinea come l'attacco sia giunto proprio nel giorno in cui ha firmato l'accordo di riconciliazione con Israele, a 6 anni dall'incidente della Mavi Marmara, e riallac- ciato i contatti con la Russia, suggerendo un nuovo tentativo di destabilizzazione. Al presidente Recep Tayyip Erdogan è giunta la solidarietà in due telefonate con Barack Obama e Vladimir Putin. Quest'ultimo lo ha chiamato dopo 7 mesi di silenzio, dopo la lettera di scuse del leader turco per il jet russo abbattuto. Parole di condanna sono state espresse anche dai leader di Italia, Germania, Francia, Gran Bretagna, Belgio, Israele e da Papa Francesco.

La conta delle vittime si è arrestata solo nel primo pomeriggio ieri, includendo almeno 15 stranieri di 9 nazionalità diverse: 6 sauditi, 2 iracheni, 1 tunisino, 1 uzbeko, 1 cinese, 1 iraniano, 1 ucraino, 1 giordano e una donna palestinese. Al momento, non risultano esserci italiani. Ma fino a sera, ancora quattro cadaveri sono rimasti senza nome. Oltre un centinaio di feriti accertati sono ancora in ospedale,