L’Isis lascia una scia di orrore


IRAQ/DECINE DI CIVILI UCCISI E APPESI AI LAMPIONI, AL BAGHDADI NON È PIÙ A MOSUL


BAGHDAD. La battaglia per la liberazione di Mosul forse è ad un punto di svolta: Abu Bakr al Baghdadi avrebbe lasciato la 'capitale' dell'Isis in Iraq, probabilmente temendo la resa imminente dei suoi. Le sue milizie, nel frattempo, stanno lasciando una scia di orrore alle loro spalle, uccidendo e appendendo ai lampioni decine di civili accusati di tradimento. La fuga del leader dello Stato Islamico dal suo quartier generale iracheno - da settimane bersaglio della coalizione internazionale - era stata già ipotizzata dall'intelligence occidentale. Ieri il governatore della provincia di Ninive Nofal al Akoub, in una conferenza stampa, ha confermato che Baghdadi non è più a MosulEd ha previsto nuove vittorie delle forze governative irachene e anche l'insurrezione della popolazione. Inoltre, come a dare per scontata la conclusione delle ostilità, lo stesso al Akoub ha reso noto che la prossima settimana inizierà il restauro degli edifici governativi danneggiati. Il 'Califfo', proprio alcuni giorni fa, era tornato a far sentire la sua voce dopo un anno in un messaggio audio, invocando la resistenza dei suoi uomini trincerati a Mosul e dichiarando guerra a ebrei'crociati' e sciiti. La risposta dei suoi soldati non si è fatta attendere, più brutale che mai. Almeno 40 civili sono stati uccisi a Mosul e poi appesi ai lampioni perché accusati di tradimento, ha denunciato l'Onu in un rapporto. I cadaveri avevano tute arancioni e la scritta in rosso 'traditori e agenti' delle forze di sicurezza locali. Altre 20 persone sono state uccise a colpi di pistola a Ghabat, a nord di Mosul, perché accusati di fuga di informazioni, ha riferito lo stesso rapporto, in cui si esprime preoccupazione per l'utilizzo di ragazzini da parte dell'Isis, dopo la diffusione di un video in cui si vedono bambini uccidere quattro persone per spionaggio. Sul terreno, prosegue la stretta sui jihadisti da parte dell'esercito, che si sta avvicinando all'aeroporto. Dieci dei cinquantasei distretti di Mosul, nella zona ovest del fiume Tigri, sarebbero sotto il pieno controllo dei governativi, ha annunciato il generale al-Assadi, comandante di una brigata d'elite, mentre una sessantina di miliziani sono stati arrestati. E proseguono anche le rappresaglie. Nel nord della città un'autobomba è esplosa contro le forze speciali. In questo scenario, che prelude alla resa di Mosul e che potrebbe sancire la fine dell'Isis in Iraq, Baghdadi forse si trova già in qualche nascondiglio in Siria per coordinare la madre di tutte le battaglie: quella per difendere fino al- l'ultimo miliziano la capitale del suo Stato Islamico, Raqqa. Intanto lo spettro di nuovi possibili at- tentati sulla falsariga di quelli terribili di Parigi scuote la Russia. A un anno dalla sanguinosa strage del 13 novembre, i servizi di sicurezza russi (Fsb) hanno annunciato l'arresto di dieci persone sospettate di essere legate all'Isis e di voler preparare atti terroristici a Mosca e a San Pietroburgo. Una notizia che incute timore, ma che diventa ancora più preoccupante se - come sostengono le fonti nei servizi segreti citate dalla testata governativa Rossiskaia Gazeta - l'obiettivo era quello di organizzare attentati molto simili a quelli di Parigi: con esplosioni di ordigni "in luoghi di assembramento di massa" e spari tra la folla "per strada". A corroborare questa tesi ci sarebbe il fatto che - stando all'Fsb - agli arrestati sono stati sequestrati non solo "quattro potenti ordigni artigianali" ma anche armi da fuoco e munizioni. I presunti terroristi provengono dall'Asia centrale e, anche se gli 007 russi non hanno precisato di che nazionalità siano, è probabile la presenza tra di loro di kirghisi e tagiki: l'Fsb ha infatti fatto sapere che l'operazione è stata con- dotta con la collaborazione delle forze dell'ordine di Bishkek e Dushanbe. Gli arresti sono stati eseguiti a Mosca e a San Pietroburgo, cioè proprio nelle due grandi città russe che - secondo gli investigatori - erano nel mirino dei presunti jihadisti.