L’Isis rivendica e minaccia



LIBIA/DOPO L’ATTACCO ALLA SEDE DELLA NOC, VUOLE COLPIRE I POZZI DI PETROLIO

IL CAIRO. L’Isis ha rivendicato l’attacco di lunedì alla la sede della Noc, la Compagnia petrolifera nazionale li- bica a Tripoli, minacciando di colpire “presto” anche i pozzi di petrolio. Diversi indizi l’avevano lasciato intuire fin da subito, ma ora é giunta anche la rivendicazione che toglie ogni dubbio: il commando terroristico che ha fatto irruzione nella sede armi in pugno, innescando esplosioni e prendendo in ostaggio diversi dipendenti era stato inviato dalla branca libica dello Stato islamico. Il bilancio ufficiale dell’attacco é stato di due funzionari della Compagnia e due terroristi uccisi, oltre che di dieci feriti. La rivendicazione Isis, pubblicata sul web, sostiene che nell’azione contro questo “importante pilastro economico che rafforza i tiranni” sono entrati solo “tre soldati del califfato” che hanno causato “più di 37 morti e feriti”. Contraddizioni fra cifre ufficiali e dei terroristi a parte, sinistro (anche per i mercati internazionali) suona però un monito: “Confermiamo che i giacimenti di petrolio che sostengono i crociati e i loro progetti in Libia sono un obbiettivo legittimo dei mujaheddin e i giorni a venire ne saranno testimoni”. La rivendicazione conferma che, come aveva avvertito di recente Rita Katz, direttrice del Site, il gruppo che monitora il radicalismo islamico sul web, la Libia è “senza dubbio il nuovo pericolo per l’Europa”. Ancora “l’anno scorso - aveva spiegato all’Ansa - l’Isis non esisteva più in Libia, aveva zero operazioni suicide. Quest’anno ce ne sono già state una dozzina” un po’ “ovunque” e “questosignifica che probabilmente alcuni dei combattenti sono stati in grado di tornare da Iraq e Siria”. Anche la Cia, come rivelato domenica dal New York Times, è nuovamente pronta a condurre attacchi segreti in Africa contro i militanti di al Qaeda e dell’Isis attraverso l’uso di droni posizionati in una base aerea del Sahara. L’Isis fra l’altro aveva già compiuto e rivendicato l’attacco del 2 maggio alla sede della Commissione elettorale a Tripoli (almeno 13 i morti) e quello in cui il mese scorso aveva aveva ucciso sei miliziani del governo di accordo nazionale alle porte di Zliten.


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