L’Isis rivendica l’attacco

IRAQ/I CINQUE MILITARI ITALIANI FERITI, VITTIME DI UN ATTENTATO TERRORISTICO

di Vincenzo Sinapi


ROMA. “Bisogna intendersi sui termini: ‘addestrare’ non significa solo esercitarsi tra le mura di una base, ma anche condurre azioni sul terreno. Di qualsiasi natura. E se c’è da combattere si combatte”. Chi parla è uno che di missioni come quella in cui domenica sono rimasti feriti cinque militari italiani, in Iraq, ne ha fatte decine. “I più pensano che addestrare comporti stare lontano dai campi di battaglia. Non è così”, spiega. E se i commandos dei Pe- shmerga portano avanti un’operazione anti-Isis, i loro ‘mentori’ italiani li accompagnano. Proprio come nella notte tra sabato e domenica, quando un team misto italo-curdo è partito per un blitz ad oltre cento chilometri a sud di Kirkuk. Insieme agli italiani sono rimasti feriti due curdi e l’Isis ha rivendicato: “Abbiamo colpito apostati e crociati”. Minacce che non spostano la linea dell’Italia, ribadita durante il Consiglio supremo di Difesa, con il presidente Mattarella, il Governo, i vertici militari. “Il recente attacco al nostro contingente in Iraq conferma che il terrorismo transnazionale resta la principale minaccia per l’Italia e per tutta la Comunità Internazionale. È necessario continuare a garantire la nostra presenza nelle principali aree di instabilità e contribuire con decisione alle strategie tese a sviluppare un efficace sistema di contrasto comune al fenomeno” La missione dell’altra notte era una mis- sione ‘riservata’, come lo sono tutte quelle della Task force 44, l’unità delle forze speciali italiane basata a Suleymania, inserita nella Coalizione internazionale a comando Usa.

Quello che si sa è che l’attentato è avvenuto nell’area di Kifri, una zona oggetto di una forte recrudescenza degli attacchi dell’Isis e presa recentemente di mira da uno ‘strike’ aereo della Coalizione. L’attentato, portato con un Ied, un ordigno esplosivo improvvisato, è avvenuto sulla via del ritorno, mentre il team misto era in parte a bordo dei mezzi e in parte a piedi.

Oltre a cinque militari italiani - due parà del 9/o reggimento d’assalto Col Moschin dell’Esercito e tre uomini del Goi, il gruppo operativo incursori della Marina - sono rimasti feriti anche due Peshmerga della Special Tactic Unit, le forze speciali che i nostri commandos stanno, appunto, “addestrando”. L’azione è stata rivendicata dall’Isis che, secondo report dell’intelligence, solo in quindici giorni ha portato a termine in quell’area 34 attacchi. “Con il favore di Dio, l’esercito del Califfato ha preso di mira un veicolo 4x4 che trasportava mem- bri della coalizione internazionale crociata e dell’antiterrorismo dei Peshmerga, nella zona di Qarajai, a nord della zona di Kafri, con l’esplosione di un ordigno. Questo ha causato la distruzione del veicolo e il ferimento di 4 crociati e di 4 apostati”. La rivendicazione è ora al vaglio dei pm della procura di Roma, che indagano per attentato con finalità di terrorismo e lesioni gravissime. Gli inquirenti hanno fatto un primo vertice con gli investigatori del Ros per fare un punto sulla dinamica dell’attentato. Il riserbo è strettissimo anche per non esporre a ulteriore rischio l’aliquota di forze speciali italiane che si trova ancora in zona. Intanto, sono tornati in sala operatoria, in un ospedale militare da campo di Baghdad, due dei cinque italiani feriti: le loro condizioni vengono definite “stabili”, anche se tuttora gravi, specie per l’in cursore che in seguito all’esplosione ha avuto un’importante emorragia interna. Altri due hanno riportato, rispettivamente, l’amputazione parziale di un piede e di parte delle gambe; gli ultimi due non sono invece seriamente feriti. “Siamo pronti in qualsiasi momento: aspettiamo che le loro condizioni si stabilizzino per il rimpatrio”, dicono alla Difesa, senza però azzardare previsioni sui tempi. Un ritorno a casa che i familiari e i colleghi dei cinque incursori vivono con con un’attesa carica di apprensione

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