L’Italia blocca la soluzione Ue

VENEZUELA/IL GOVERNO: NÉ CON MADURO, NÉ CON GUAIDÒ. SI VOTI


ROMA. L'Italia non si schiera e blocca l'Ue. Nella crisi venezuelana che divide il mondo e parte del- l'Europa, ha bocciato un tentativo di compromesso europeo che mirava a un riconoscimento - almeno "implicito" - di Juan Guaidò come presidente ad interim fino a nuove elezioni. "Roma faccia la cosa giusta perché i giorni qui si contano in vite che si perdono", è stato l'appello dello stesso Guaidò, leader dell'opposizione a Nicolas Maduro, autoproclamatosi capo dello Stato ad interim, in un'intervista al Tg2.

Appello rimasto però inascoltato dall'Italia, con il governo ancora spaccato su questo come su altri dossier. "Né con Guaidò, né con Maduro - ha tagliato corto il vicepremier Luigi Di Maio -. Il cambiamento lo decidono i venezuelani". Mentre si avvicina la scadenza dell'ultimatum a Maduro di Francia, Germania, Spagna e Gran Bretagna, pronte a riconoscere la legittimità di Guaidò se entro domenica non saranno indette nuove presidenziali, la Svezia aveva avanzato ieri una proposta di compromesso nella riunione dei ministri degli Esteri Ue a Bucarest.

Nel documento si usava una formula per esprimere sostegno e un riconosci-

mento, appunto 'non esplicitò, a Guaidò nel suo ruolo istituzionale, per portare avanti la preparazione di elezioni libere e democratiche. Anche la Grecia, che inizialmente si era fermamente espressa contro il riconoscimento di Guaidò, si sarebbe trovata d'accordo con il compromesso. Secondo fonti diplomatiche però, l'Italia si è opposta. E, di fronte alla mancanza di unanimità, l'Alto Rappresentante Federica Mogherini ha lasciato la decisione ai singoli Stati, concentrandosi sull'avvio di un gruppo di contatto. Con i Cinquestelle che ribadi- scono il principio di non ingerenza da un lato, e la Lega che ripete che "il tempo di Maduro è finito", il premier Giuseppe Conte è tornato ancora una volta a cercare di chiudere i

cerchio con una nota di Palazzo Chigi: "L'Italia ribadisce la necessità di indire quanto prima nuove elezioni presidenziali" - in linea con la dichiarazione dei 28 di sabato scorso - ed è favorevole a ogni "iniziativa diplomatica" per favorire "un percorso democratico". Ma non a costo di "alimentare le divisioni interne al Paese".

In sostanza, niente riconoscimento prematuro a Guaidò, né ultimatum con scadenze ravvicinate a Maduro.

Alle parole di Di Maio, si sovrappongono quelle del 'compagno di Movimento’ e presidente della Camera, Roberto Fico, che invoca "una terza via che si ponga fuori dalla logica di contrapposizione Maduro-Guaidò", che metta al centro le condizioni di quei venezuelani "stre- mati o costretti a fuggire". Una terza via in cui "l'Ue non dovrebbe assecondare questa pretesa di legittimità" di Guaidò ma favorire una mediazione, peraltro già respinta dallo stesso giovane oppositore. "Maduro deve dimettersi e ci devono essere libere elezioni.


Il dialogo non basta", ha ribadito Guaidò in tutte le interviste ai media internazionali parlando di una situazione interna drammatica, con almeno 70 ragazzi uccisi dalla repressione nell'ultima settimana. In suo favore interviene ancora una volta il presidente dell'europarlamento Antonio Tajani: dall'Italia "serve un messaggio forte per difendere la democrazia in Venezuela, dove c'è una dittatura efferata", ha ribadito Tajani, all'indomani del riconoscimento di Guaidò da parte dell'assemblea di Strasburgo.

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