L’Italia cerca la Spagna



MONTPELLIER. “Non avendo fuoriclasse come la Germania, dobbiamo mettere grinta e determinazione e correre su ogni pallone. Non potendo puntare sulla giocata individuale dobbiamo lavorare insieme: col gruppo que- sta partita si può vincere”. A Mattia De Sci- glio tutti chiedono tre motivi per puntare sul- l’Italia nella sfida con i tedeschi campioni del mondo: e da quel bravo ragazzo che è, lui elenca le cose più ordinarie: carattere, corsa, senso di squadra.

Ma anche De Sciglio sa che domani sera a Bordeaux servirà qualcosa di straordinario, se non altro perché Antonio Conte glielo ripete tutti i giorni. “E lo stiamo anche provan- do - racconta - ma cosa sia non ve lo dico, il ct mi si mangia se commetto questa ingenuità”.Certo gli azzurri la stanno preparando in maniera ossessiva, la sfida infinita con i te- deschi. “Continue sessioni davanti al video”, spiega il difensore milanista che in azzurro è rinato dopo il disagio di un paio di stagioni nelle quali da astro nascente era sembrato destinato a tramutarsi, se non in bidone, in giocatore sopravvalutato.

Con conseguenze psicologiche rilevanti, se è vero - come ha spiegato in un’altra occa- sione qui in Francia - che era andato in seria difficoltà emotiva. Dunque ora si gode il ri- torno a giorni beati. “Per me questo è il mese più bello? Forse sì, credo comunque che il vento abbia cominciato a girare al Milan nel- l’ultimo periodo. Finalmente mi sento bene, è un bel momento per me ma voglio mantenere equilibrio: anche perché ho provato sulla mia pelle che per certa gente un giorno sei un campione e il giorno dopo sei scarso”.

E lui campione fatto magari ancora non sarà, ma su quella fascia sinistra, in avvicina- mento alla partita con la Germania, rimanda la memoria a mostri sacri del calcio azzurro come Cabrini e Facchetti.

“E questo per me è un’emozione e motivo di orgoglio”. Come pure una cicatrice che ostenta sul volto, ricordo di una ferita non troppo lontana nel tempo per uno scontro di gioco in maglia milanista, ma anche spartiacque tra il periodo brutto e quello bello della sua carriera.

“Ogni volta che la guarderò in futuro - spiega - mi farà tornare in mente quello che ho passato e superato. Invece di un tatuaggio ho una cicatrice, più originale no?”.

Dalle vicende intime, lo riportano alla realtà della Germania da affrontare. “Sono fortissimi, e d’altra parte sono i campioni del mondo in carica: dovremo metterci il cuore, dare tutto quel che abbiamo - aggiunge il difensore -. Se entriamo in campo come con la Spa- gna, stessa concentrazione e determinazione al sacrificio, ce la giochiamo. Quando attaccano con molti giocatori, dobbiamo tenere alta la concentrazione: per poi ripartire rapidamente quando perdono la palla: stiamo ore davanti alla tv per preparare al meglio questa gara, studiamo come andare a pressare o an- che in fase di possesso nostro le giocate migliori da are per mettere in difficoltà loro come abbiamo fatto con la Spagna”.

Il video va bene, ma il calcio non è playstation: semmai l’arma letale degli azzurri è quel ct quasi invasato in panchina durante le gare: “Conte mi ha aiutato tanto, mi ha fatto sentire fiducia in qualsiasi momento della stagione, convocandomi anche nei mesi in cui non riuscivo a rendere al meglio. La voglia che ha di guidare la squadra dalla panchina, mi impressiona: se potesse entrerebbe in campo per gio- care con noi. Non accetta che si molli di un centimetro”.

Lui poi gioca sulla fascia, a tiro di urlo: “Mamma mia, lo sento a pieni decibel: grida come un ossesso...”.