L’Italia chiede condivisione



ROMA. "Regionalizzazione dei soccorsi" è il termine tecnico. In pratica l'Italia chiede che anche gli altri Stati partecipanti all'operazione Triton si facciano carico dei migranti salvati. Una missione difficile per la delegazione guidata dal direttore della Polizia di frontiera, Giovanni Pinto, oggi a Varsavia, sede di Frontex. Ma il ministro dell' Interno, Marco Minniti, ha invitato a negoziare "con fermezza": non è ac-

cettabile che "l'operazione sia internazionale, ma l'ac- coglienza è a carico solo dell'Italia".

L'incontro è stato chie- sto da Pinto al direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, con l'obiettivo di "stabilire le basi per una revisio- ne del Piano operativo Triton 2017, in modo da ottenere un più ampio coinvol- gimento degli Stati membri nella gestione dei salvataggi ed una più sostenibile condivisione del peso". Da parte sua l'Agenzia ha però ricordato che il Piano 2017

è stato approvato da Roma e prevede che sia l'Italia, Paese ospitante, a dover accogliere nei propri porti i salvati.

Stessa regola vale peraltro per le operazioni Poseidon (Grecia) e Indalo (Spagna). Difficile, dunque, scardinare l'impostazione di base del Piano. Pinto chiederà comunque di riorganizzare i servizi, ma non sarà facile convincere i 26 Stati coin- volti in Triton.

Nè sembra praticabile la minaccia di uscire da una missione chiesta proprio dal- l'Italia, anche se quando è nata - novembre 2014 - i numeri degli sbarchi erano molto più contenuti degli attuali. Problematico anche far valere il principio che sia il Paese di bandiera della nave soccorritrice a dover poi accogliere. La delegazione del Viminale proporrà comunque di disporre in modo differente il dispositivo in mare, cui si deve il recupero dell'l1% degli 85mila migranti salvati nel 2017. Oggi tesso il prefetto riferirà l'esito dell'incontro a Minniti, che deciderà i passi successivi. Tutti collegati. Altro nego- ziato con l'Europa è quello sul codice per le ong, che quest'anno hanno recuperato oltre un terzo delle persone salvate in totale.

Tutti, per Bruxelles, "dovrebbero es- sere sottoposti agli stessi requisiti per quanto riguarda ad esempio il tipo di imbarcazione e dove conducono le operazioni. Tutte le navi italiane e quelle Ue hanno regole stringenti e certificazioni. Anche le ong che portano avanti un nume- ro crescente di operazioni simili dovreb- bero obbedire agli stessi standard". Trattative ci sono poi sul fronte dell'operazione europea Sophia - cui si deve il 9% dei salvataggi - che scade il 27 luglio, ma sarà prorogata fino al 2018. Nell'impossibilità di arrivare alla Fase 3, che prevede l'ingresso nelle acque libiche, l'Italia chiede di rivedere le linee guida per renderla più efficace e, magari, evitare che le navi militari si facciano carico delle persone soccorse dalle ong. Giovedì, infine, Minniti volerà a Tripoli per incontrare i sindaci della Libia. Ulteriore tassello di una strategia ampia con un solo fine: allentare la pressione migratoria che minaccia di diventare insostenibile. Del tema si parlerà anche dopodomani a Trieste in un trilaterale Gentiloni-Merkel-Macron. Intanto, resta alta la polemica politica.

Il segretario del Pd Matteo Renzi ribadisce: "Dovremmo mettere un tetto massimo oltre il quale l'Italia non può fare di più ma dentro il quale si facciano politiche di accoglienza vere. Il piano per l'Africa deve essere collegato al blocco delle partenze. Questo non e' razzismo. E' buon senso".

Silvio Berlusconi ricorda che "è stato un accordo firmato da Renzi e da Alfano a consentire che tutti i migranti soccorsi in mare vengano sbarcati in Italia". Mentre la presidente della Camera, Laura Boldrini, difende le navi umanitarie: "dico no ad un codice ad hoc solo sulle ong. Se va fatto, deve essere per tutti quelli che stanno in mare: per i pescherecci e per le navi militari. Le ong hanno salvato il 35% delle vite umane: dobbiamo solo essere grati a loro".