L’Italia fa pressione sulla Ue



BRUXELLES. Concentrare i fondi Ue per la coope- razione con i Paesi africani, ma anche quelli nazionali dei 28, per centrare l'obiet- tivo del controllo dei flussi migratori e degli accordi per i rimpatri: è il risultato poli- tico a cui l'Italia punta al prossimo vertice dei leader europei del 28 e 29 giugno, giocando di sponda con Bruxelles, nel quadro del piano della Commissione di accordi su misura con i Paesi terzi. Così come si sta lavorando per mettere in piedi l'agenzia delle guardie di frontiera Ue a difesa delle frontiere esterne del- l'Unione (l'intesa è in vista per fine giugno), l'idea è di arrivare a un masterplan comune per affrontare le minacce che su quelle fron- tiere incombono.

Il pressing entrerà nel vivo oggi al consiglio Interni Ue a Lussemburgo, dove il ministro Angelino Alfano prenderà per primo la parola, al pranzo di lavoro, per mettere assieme i consensi. Un lavoro che porterà avanti anche il capo della Farnesina Paolo Gentiloni alla riunione del 20. L'aspetto più problematico appare proprio la contribuzione degli Stati. Alcuni hanno già mostrato una certa riluttanza a mettere mano al portafogli, chiedendo che la contribuzione venga tutta dal budget Ue. Ma il capo del Viminale insisterà anche su misure da attuare nell'immediato, come il potenziamento dei centri europei per l'as- sistenza all'immigrazione sul modello di quello di Agades in Niger e Kassala in Sudan, con la funzione non solo di identificazione e raccolta delle richieste di asilo, ma anche di monitorare eventuali infiltrazioni jihadiste e favorire rimpatri assistiti con l'incentivo del microcredito. Un'operazione che stando a stime, potrebbe partire con un'ottantina di milioni. E nella lista dei Paesi individuati da Bruxelles per i primi 'compact' - Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Etiopia, Giordania e Libano - l'Italia vorrebbe vedere aggiunti anche Gambia e Costa d'Avorio, dai quali si osserva un certo aumento dei flussi.

Oggi sarà anche l'occasione per discutere dell'intesa Ue-Turchia, che del nuovo piano europeo per i Paesi africani è il canovaccio. Nonostante il presidente della Commissione Jean Claude Juncker affer- mi che l'accordo, caro alla cancelliera Angela Merkel, "è in campo e funziona", sono molte le incognite che ancora pesano sulla sua tenuta.

La questione più spinosa resta la liberalizzazione dei visti, priorità assoluta per Ankara e molto controverso per l'Unione. Un'indicazione si attende dalla relazione che Bruxelles presenterà mercoledì, possibile che dica che Ankara ha fatto progressi ma non è ancora riuscita a soddisfare il punto sulla revisione della legge sull'antiterrorismo.

E intanto la partita della sospensione dei visti per la Turchia si intreccia con quella per Georgia, Ucraina e Kosovo, ingarbugliandosi. Tbilisi ha soddisfatto i criteri previsti per ottenere il via libera. Ma Francia e Germania vogliono vedere prima adottata la clausola di salvaguardia che consente la sospensione dello stop ai lasciapassare. Da mercoledì l'Italia si è schierata al fianco di Parigi e Berlino.


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