L’Italia protesta, Israele si scusa


CENSURATE DURAMENTE LE PAROLE DEL VICEMINISTRO KARA. MATTARELLA A GERUSALEMME


TELAVIV. Israele si scusa con Roma e condanna le parole del suo viceministro Ayoub Kara che ha definito il terremoto nell’Italia centrale una punizione divina per il voto di astensione sulla Risoluzione dell’Unesco sulla Città Vecchia di Gerusalemme. Dichiarazioni che a Roma erano state lette con estrema attenzione anche perchè piovute a 24 ore da una importante visita di Stato del presidente Sergio Mattarella nella regione. Il Governo israeliano quindi si è mosso immediatamente e, in un’azione irrituale visto che ieri era shabbat, valutate le decise reazioni istituzionali italiane, ha uffi-ializzato, attraverso il portavoce del mini- stero degli Esteri, una dura nota sulle dichiarazioni attribuite a Kara, viceministro di un dicastero di cui il premier Benyamin Netanyahu ha l’interim. Sono state comunque ore di tensione e in giornata si erano diffuse voci su una richiesta di scuse avanzate dal Quirinale al Governo israeliano. Rumours in serata raffreddati da una fonte diplomatica italiana che ha spiegato: dopo dichiarazioni di quel tipo non potevamo non chiedere un chiarimento ad Israele e tuttavia non ci sono state richieste di scuse da parte del Quirinale. “Condanniamo le parole del viceministro Ayoub Kara - ha detto nella mattinata di ieri il portavoce esteri Emmanuel Nahshon - Sono inappropriate e non dovevano essere pronunciate. Il viceministro si è scusa-o per questo e ci associamo a queste scu- se”. Poi ha sottolineato che Netanyahu affronterà l’argomento direttamente con Kara “al più presto possibile”. Quelle parole - ha insistito Nahshon - “non riflettono la forza delle relazioni tra Israele e l’Italia, così come quella tra le nazioni e i governi dei due Paesi”. Una presa di posizione chiara e inequivocabile - favorita da un’intensa azione diplomatica da parte dell’ambasciata israeliana a Roma e da quella italiana a Tel Aviv - per riportare il sereno in un clima di forte disagio generato dall’intervento di Kara”. Già venerdì sera fonti della rappresentanza israeliana in Italia - dopo numerose dichiarazioni di condanna da parte di esponenti politici italiani, tra i primi Scotto di Sinistra Italiana, che hanno anche chiesto a Netanyahu le dimissioni del viceministro - si erano affrettate a mettere sotto accusa l’intervento di Kara. “Le parole attribuite al vice ministro - avevano detto le fonti - non rappresentano assolutamente la posizione dello Stato di Israele e del ministero degli Esteri. Ci sarà un controllo sulla vicenda”. Del resto la vicenda della Risoluzione Unesco, sulla quale l’Italia si è astenuta per due volte, è stata nelle ultime settimane al calor bianco con numerosissime prese di posizione politiche e la ferma protesta dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) espressa in una lettera aperta inviata dal presidente Noemi Disegni al Quirinale. A cambiare il quadro è stato l’intervento del premier Matteo Renzi che ha definito “allucinante” l’astensione di Roma ed ha annunciato un cambio di indirizzo nelle future votazioni sul tema al- l’Unesco da parte del ministero degli Esteri italiano. Un mutamento di rotta che Israele ha apprezzato e per il quale Netanyahu ha ringraziato il premier italiano. L’effetto è stato anche quello di creare un’atmosfera più serena in vista dell’arrivo di Mattarella. Le parole a gamba tesa di Kara hanno invece riportato in alto mare l’intera vicenda con evidenti ripercussioni - come hanno fatto notare i media israeliani - sulla visita del presidente italiano che mercoledì 2 novembre, dopo aver già incontrato il capo dello stato ebraico Reuven Rivlin, vedrà il premier Benyamin Netanyahu. Ma a questo punto il tavolo sarà libero dalla ricadute della Risoluzione per lasciare spazio ai temi politici: dalle persistenti ten- sioni israelo-palestinesi alle emergenze di queste ore in Siria e Iraq. Senza dimenticare scenari più complessi come quello iraniano e libanese.