“L’Italicum si può cambiare” Domenica 11 settembre 2016 


REFERENDUM/RENZI FA UN PASSO VERSO LA MINORANZA CON UNA “SVOLTA”


BARI. E’ da Bari che Matteo Renzi lancia il suo sasso nel mare già mosso della legge elettorale. “Sono sincero, l’Italicum si può cambiare”. Il suo è un percorso di avvicinamento partito l’11 giugno quando di fronte a Eugenio Scalfari ammise di “non amare” l’Italicum. A tre mesi di distanza, è alla minoranza Pd e tutte le forze politiche che vogliono modificare la legge che il premier sembra parlare.“Siamo pronti a cambiarlo anche con l’ok della Consulta”, sottolinea, formando così un solido asse con il presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano che, in un un’intervista a La Repubblica definisce “surreale” la guerra alla riforma costituzionale ma pone come necessario “un accordo per cambiare l’Italicum”. Dopo settimane di dibattiti la svolta sull’Italicum assume improvvisa concretezza.

“Se c’è una volontà di merito dei partiti non ci sottraiamo”, è la sponda del vicesegretario Pd Lorenzo Guerini da Cata- nia. Ma poi aggiunge una condizione che lo stesso Renzi considera imprescindibi- le: “Non si può cambiare la legge per farne una che ci riporta alle larghe intese”, alla stagione degli inciuci. Altra condizione è trovare i numeri in Parlamento: “Non è facilissimo trovare una nuova maggioranza in questo Senato”, avverte il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi dalla Festa dell’Unità di Catania. Ma Anna Finocchiaro osserva che “andare a vedere le carte può essere anche un modo per stanare chi da destra e non solo continua a evocare il combinato disposto tra riforma e legge elettorale come un attentato alla democrazia”, ma in realtà “prima del referendum non vuole cambia- re”. Boschi invita a non interpretare il di- battito sulle riforme come il Congresso Pd e si augura che tutto il partito voti Sì. Un messaggio rivolto soprattutto alla minoranza secondo la quale il ddl Boschi e la legge elettorale sono indissolubilmente legate. “Togliamo l’Italicum dal tavolo, discutiamone, approfondiamo ma non accetteremo mai una legge elettorale peggiore di questa”, scandisce il capo del governo che sul referendum sembra quasi considerare Massimo D’Alema un corpo estraneo ai Dem: “Lui vuole tornare in campo, vuole rifare la Bicamerale, il Pd discute ma poi vota Si”. “D’Alema sbaglia di grosso...è ancora iscritto al Pd?”, punzecchia Luigi Zanda. E saranno di certo giorni roventi nel Pd. “Bene l’apertura di Renzi”, replica il ministro Maurizio Martina, tra i capofila della ‘Sinistra per il Sì’. “Miglioriamo la legge, no ad uno ste- rile dibattito”, gli fa eco Dario Franceschini. Mentre dalla minoranza filtra un certo scetticismo. “Le parole di Renzi sono una buona notizia ma sia coerente. Non basta dire ‘adesso se ne occupi il Parlamento’, avverte Gianni Cuperlo. Netto, invece, il plauso degli altri partiti di maggioranza, a partire da Ap, che con Angelino Alfano si dice “pronta a cambiarlo”. Modificare l’Italicum, tuttavia, sarà tutt’altro che una passeggiata. Le proposte non mancano - a partire dal ritorno ai collegi uninominali con un premio di maggioranza contenuto, come rimarca Cuperlo - ma per trovare la quadratura del cerchio servirà tempo. Forse molto di più di quello che separa la svolta di Renzi e Napolitano dal giorno del voto sulle riforme. E servirà, anche, una collaborazione che oggi appare lontana. Basta guardare alla reazione delle opposizioni alle parole di Napolitano. “E’ un anziano comu- nista traditore dei cittadini”, attacca il leader della Lega Matteo Salvini mentre un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo affonda: per non far perdere il Pd Napolitano vuole cambiare l’Italicum. E Arturo Scotto di Sinistra Italiana punge: “ora scopriamo che l’Italicum non è figlio di nessuno”. A difendere l’ex capo dello Stato è invece tutto il Pd in blocco, Ala e il segretario di Sc Enrico Zanetti. Proprio verdiniani e zanettiani saranno tra i sostenitori dei Comitati liberali per il Si che, martedì, Marcello Pera presenterà, rivolgendosi innanzitutto al centrodestra moderato.

Ma è sull’Italicum che il dibattito nel- le prossime settimane potrebbe concentrarsi mentre Renzi continua a insistere nella spersonalizzazione della battaglia referendaria. “Basta con le piccole guerricciole”, sottolinea il premier laddove Boschi posticipa a dopo il referendum la legge per l’elezione dei senatori. Il Si, insomma, prima di tutto, con o senza Italicum. “Lo sanno anche i sassi che cambierà...”, afferma profetico Pier Ferdinando Casini


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