L’Occidente contro il golpe


TURCHIA/L’EUROPA E OBAMA SI SCHIERANO CON “LE ISTITUZIONI DEMOCRATICAMENTE ELETTE”


BRUXELLES.Primailsoste- gno alle "istituzioni demo- cratiche" e "al governo de- mocraticamente eletto" con- tro il tentativo di golpe mili- tare in Turchia. Poi gli appel- li a Erdogan perché non fac- cia avvitare il Paese in una spirale di violenza. E la ten- sione montante per la repres- sione lanciata dal presiden- te-sultano. Europa e Stati Uniti hanno avuto un ruolo da spettatori attivi nella not- te che, come raccontato da Federica Mogherini, "ha te- nuto il mondo col fiato so- speso" e fatto "tornare in- dietro nel tempo".

L'alto rappresentante e l'Europa sono stati i primi a dare il segnale che i militari ribelli non avrebbero trova- to sponde. Soltanto un'ora e mezza dopo, è arrivata la presa di posizione di Barack Obama "al fianco del governo democraticamente eletto", che peraltro ha dato lo spunto a Donald Trump per attaccare il presidente uscente sostenen- do che i disordini fossero "un esempio del fallimento" delle sue politiche. Pochi minuti dopo è stata la volta di Angela Merkel e di tutti i leader mondiali, a schierarsi per l'ordine costituito in un Paese della Nato, base delle operazioni della coalizione anti-Isis in Turchia, nonché candidato all'ingresso nella Ue e partner chiave dell'accordo per frenare il flusso di rifugiati dal Medio Oriente verso l'Europa.

Scongiurato uno scenario di caos e guerra civile, è fondamentale che vengano rispettati il diritto e le regole della democrazia come richiesto da tutti i Paesi alleati. E' que- sta, secondo fonti di Palazzo Chigi, la posi- zione italiana frutto dei colloqui tra il pre- mier Matteo Renzi e i ministri competenti. Se i militari golpisti speravano di riuscire a controllare l'opinione pubblica prendendo possesso della televisione pubblica, clas- sico metodo del passato, l'orologio ha di- mostrato di non tornare mai indietro. Neppure in Turchia che ha una lunga storia di colpi di stato militari.

Il tentato golpe, con le notizie sui social network, le immagini dei carri armati nelle strade, l'appello di Erdogan dallo smartphone ed i video delle migliaia di turchi scesi in piazza per fermare i golpisti, è rimbalzato in diretta nelle cancellerie di tutto il mondo, al vertice Ue-Asia a Ulan Bator come alla Casa Bianca. Quando è stato chiaro che il golpe era fallito, un'ondata di sollievo.

Spenta dalla promessa di vendetta di Erdogan: i golpisti "pagheranno duramen- te", aveva detto appena atterrato a Istan- bul nella notte. Al mattino sono scattati gli arresti dei militari e dei giudici ed il premier Binali Yildirum ha ventilato il ripristino della pena di morte con la formula di ricordare che è stata abolita ma che il governo avreb- be dovuto "considerare" cambiamenti le- gali per accertarsi che simili tentativi di gol- pe non si ripetano mai più. E dall'Europa Angela Merkel ha lanciato un messaggio

di segnale diverso. La Germania, ha detto, sarebbe stata al fianco di "tutti quelli che difendono la democrazia". "Ora è indispen- sabile che la Turchia ritrovi stabilità, che non si alimenti ulteriormente una spirale pe- ricolosa di violenza, che va fermata", ha am- monito Mogherini, aggiungendo che "alla Turchia di oggi chiediamo rispetto della legge, dello stato di diritto e confronto demo- cratico che sono principi inderogabili e irri- nunciabili" ed "anche il modo migliore per affrontare le difficoltà che la Turchia vive".

Ancora più esplicito il presidente del Par- lamento europeo, Martin Schulz: "Un solo uomo al comando e decisioni arbitrarie non sono accettabili in un Paese che non solo è un alleato strategico ma anche un Paese candidato all'ingresso nell'Unione Euro- pea". Mentre Barack Obama ha invitato "tut- te le parti in Turchia ad agire nel rispetto della legge ed evitare azioni che potrebbe- ro tradursi in ulteriore violenza e instabili- tà".