L’Ocse: la disparità nuoce anche all’economia


PARIGI. Ogni anno l’economia globale perde 12 milamiliardididollaridiredditopotenzialepercolpa delle discriminazioni sulle donne, pari al 16% circa del Pil mondiale. Per questo, sentenzia il Centro per lo sviluppo dell’Ocse, “l’uguaglianza di genere non è solo un diritto umano fondamentale ma anche una sfida economica cruciale”.

L’effetto negativo sulla crescita a lungo termine, spiegano gli esperti dell’organizzazione parigina in uno studio pubblicato in occasione della giornata della donna, è legato prima di tutto a quelle “discriminazioni profondamente radicate nelle leggi formali e informali, nelle norme sociali o

nelle pratiche” che ostacolano l’accesso della parte femminile della popolazione all’educazione prima e al mondo del lavoro poi.

Queste discriminazioni portano da un lato a un utilizzo scarso e non efficace del capitale umano rappresentato dalle donne, che le penalizza in terminidiguadagnoediqualitàdellavita,edall’altro a una più generale riduzione della forza lavoro nazionale, quindi della produttività totale e della generazione di ricchezza.

Questo significa, precisa l’Ocse, che lasciare le donne ai margini della vita economica non riduce solo il loro reddito, in termini assoluti o in

comparazione a quello maschile, ma restringe anche il reddito totale nazionale, soprattutto nel caso dei Paesi meno sviluppati.

Secondo i calcoli dello studio, se si arrivasse a un reale sistema di pari opportunità nel 2030 il reddito medio pro capite mondiale potrebbe arrivare a 9.142 dollari, ben 764 in più di quello che si raggiungerebbe se si mantenessero le discriminazioni attualmente esistenti. Lavorare per l’uguaglianza di genere è quindi una scelta “economicamente intelligente, e una leva importante per una crescita sostenibile ed inclusiva”.