L’ospedale era dell’Alleanza

CAMORRA/OPERAZIONE CONTRO I CLAN DI SECONDIGLIANO: “GESTIVANO” IL SAN GIOVANNI BOSCO




NAPOLI. Restituisce un quadro allarmante del livello criminale napoletano, lontano dalla "polverizzazione" degli anni scorsi ma caratterizzato "da una sofisticata regia mafiosa": l'indagine della Procura di Napoli sulla cosiddetta Alleanza di Secondigliano si concentra su una camorra che non spara (o quasi) ma pensa agli affari. Ieri un maxi blitz interforze coordinato dalla Procura, che ha coinvolto Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza e Dia, ha assestato un duro colpo alla federazione criminale delle famiglie Contini, Licciardi e Mallardo. Complessi- vamente sono state emesse 126 misure cautelari (89 in carcere e 36 ai domiciliari e un divieto di dimora in Campania). All'arresto sono sfuggiti alcuni esponenti dei Licciardi, tra cui Maria Licciardi, sorella di uno dei fondatori dell'Alleanza, Gennaro Licciardi, detto "la scimmia". I finanzieri hanno sequestrato in tutta Italia beni per oltre 130 milioni di

euro - aziende, auto, moto, una barca, abitazioni, società, attività commerciali e imprenditoriali, orologi di pregio e diamanti. Fondata da tre boss storici alla fine degli anni '80, l'Alleanza è ancora penetrante all'ombra del Vesuvio. Il ruolo preminente è ricoperto dai Contini, e ai vertici della federazione figurano le spose dei boss Edoardo Contini, Patrizio Bosti e Francesco Mallardo, le tre sorelle Aieta (Maria, Rita e Anna) e, ovviamente Maria Licciardi. Tutte avevano un ruolo di comando. Donne che tenevano i contatti con i capi al 41bis e impartivano ordini agli affiliati sulla gestione di welfare e affari. Affari di ampio spettro che non si "limitavano" al traffico e allo spaccio di cocaina e marijuana proveniente dal Sud America, via Olanda, grazie ai rapporti privilegiati e "cifrati" con la 'ndrangheta, in particolare con i Commisso di Siderno.Dalle indagini è emerso che i Contini gestivano anche tutte le attività di un noto ospedale di Napoli, il San Giovanni Bosco, diventato famoso per i casi di formiche nei reparti. Lì controllavano ogni aspetto, dalle assunzioni agli appalti, alle relazioni sindacali. Non solo. Con la complicità dei sanitari portavano avanti il fiorente business delle truffe assicurative, anche per altri clan. E se un paziente moriva, la camorra poteva farlo "resuscitare" sui documenti consentendo ai congiunti, per "soli" 500 euro, di poterselo portare a casa in ambulanza anzitempo. In sostanza, ha sottolineato il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, "l'ospedale era la base logistica per le loro trame delittuose". Il capo della Procura ha anche sottolineato l'alto livello criminale dell'Alleanza di Secondigliano che nei "suoi" quartieri gestiva, parallelamente, anche l'ordine pubblico. Non c'è attività, imprenditoriale o commerciale, che non passasse per le loro mani. Anche l'ospitalità dei rifugiati. I Contini pretendevano 12 dei 41 euro che la Regione stanziava a un albergatore per l'accoglienza degli immigrati.