L’Ue accetta la procedura di adesione di Sarajevo



SARAJEVO. Dopo anni di stallo la Bosnia, finora fanalino di coda tra i paesi dei Balcani in fatto di integrazione europea, ha compiuto ieri un importante passo avanti: il Consiglio Affari Generali dell’Unione europea ha accettato la richiesta di adesione di Sarajevo ed ha incaricato la Commissione Ue di preparare il questionario, la cui compilazione dovrebbe portare la Bosnia ad ottenere lo status di Paese candidato. Una dimostrazione della volontà della Ue di andare avanti nel processo di allargamento nonostante la Brexit.

Il questionario, come ha detto il primo ministro Denis Zvizdic, conterrà oltre 3 mila domande e preparare le risposte significherà lavorare tutti insieme e fare "una sorta di inventario amministrativo". Ciò, ha sottolineato Zvizdic, contribuirà ad abbandonare "un passato utopista retrogrado e ad occuparsi della prospettiva che si è aperta al Paese".

Il premier, visibilmente soddisfatto, ha parlato di "momento storico" per il fu- turo europeo della Bosnia. Grazie allo slancio nel processo di riforme registratosi nel- l'ultimo anno, secondo l'annuncio di Zvizdic, vi sarà un passo avanti anche nell'integrazione atlantica: l'attivazione entro l'anno del Pianod'azione (Map) per l'ingresso della Bosnia nella Nato. Secondo Dragan Covic, esponente croato della presidenza tripartita bosniaca, l'avvicinamento all'Unione europea aiuterà la stabilizzazione interna e la riduzione delle tensioni provocate dal- l'annuncio del referendum nella Republika Srpska (Rs, entità a maggioranza serba di Bosnia). La consultazione, in programma per domenica 25 set- tembre, riguarda l'istituzionalizzazione della festa della Rs, il 9 gennaio, che l'Alta Corte bosniaca ha dichiarato inco- stituzionale e illegittima, ma nonostante ciò i serbo bosniaci non desistono ed in- tendono tenere comunque il referendum. La decisione di ieri, per Covic, significa anche che è arrivato il momento per i po- litici locali di mantenere le promesse fatte nei dieci anni passati. Una di queste, su cui Bruxelles ha insistito per anni, è l'applicazione della sentenza della Corte europea dei diritti umani del 2009, conla modifica della Costituzione e della legge elettorale affinché anche rappresentanti delle minoranze possano candidarsi alla presidenza o alla Camera alta del Parlamento. La maggioranza della popolazione bosniaca, secondo sondaggi fatti in passato, sostiene l'integrazione europea nella convinzione che ciò significherà prosperità economica ed il superamento, nella grande famiglia europea, delle barriere etniche interne che restano ancora molto forti.


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