L’Ue chiede misure ulteriori


REFERENDUM/SULLA MANOVRA SI CONFERMA LA NECESSITÀ DI RISPETTARE LE REGOLE


BRUXELLES. L’Eurogruppo conferma l’opinione della Commissione sulla ma- novra 2017 e, in un testo meno articolato del giudizio del 16 novembre, sintetizza la necessità di misure ulteriori affinché ri- spetti le regole del Patto di stabilità. Non è la richiesta di una manovra aggiuntiva, ma l’invito formale a ridurre il deficit strutturale e il debito che, stando alle stime, aumentano. Per la Commissione lo scostamento con gli impegni presi ammonta a circa 5 miliardi di euro, da trovare in corso d’opera. Un impegno che l’Eurogruppo ribadisce, disposto a concedere flessi- bilità sui tempi vista “impossibilità” per l’Italia di assumere impegni nel mezzo di una crisi politica. Nonostante l’assenza al tavolo del ministro Pier Carlo Padoan, il nuovo richiamo dell’Ue resta dunque nei limiti attesi dal Gover- no anche grazie al lavoro dell’alto rappresentate Ue, Federica Mogherini. I tempi e i contenuti della legge di Bilancio, ora al Senato in seconda lettura, sono comunque legati alla crisi politica. L’ipotesi è quella di una approvazione rapida, senza modifiche, entro Venerdì o, addirittura, già per mercoledì. Forse senza nemmeno la necessità di ricorrere ad una fiducia tecnica. L’Europa intanto cerca di sminare il terreno e di confinare la crisi italiana entro il territorio nazionale: “Il voto non è una minaccia alla stabilità finanziaria dell’Ue”, dice il portavoce del presidente della Commissione Ue Juncker, avvertendo che però “le riforme devono continuare”. Un suggerimento che viene anche dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, il quale invita il pros- simo governo a “continuare sulla strada cominciata da Renzi tre anni fa” e ribadisce che “non c’è ragione per parlare di eurocrisi”. Nessuno sembra troppo preoccupato per la nuova crisi italiana: per Schauble l’Italia ne ha viste già tante e ha l’esperienza necessaria, per il commissario pierre Moscovici il Paese ha tutti i mezzi per fronteggiarla. Nemmeno quello delle banche è un problema nuovo: “L’esito del referendum non cambia davvero la situazione economica in Italia o nelle banche italiane, i problemi che abbiamo oggi sono quelli di ieri e bisogna occuparsene”, ha detto il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. E nonostante la cancelliera Angela Merkel si dica dispiaciuta delle dimissioni di Renzi, si guarda già al suo successore. Auspicando, come Dijsselbloem, che metta mano alle riforme, anche quelle istituzionali e costituzionali, perché aiutano i Paesi a “diventare moderni”. Del resto, toccherà al successore di Renzi affrontare le indicazioni che l’Eurogruppo ha messo nero su bianco. E che valuterà a marzo 2017, dopo una nuova analisi della Commissione sul debito italiano (rapporto 126.3) che resta “motivo di preoccupazione”. I ministri dell’Economia della zona euro sono anch’essi convinti che la manovra italiana sia “a rischio di non rispetto del Patto” e che, sulla base degli scostamenti rilevati, “sarebbero necessarie misure addizionali significative”. In realtà, la Ue si accontenterà anche di aggiustamenti minori, perché concederà nuova flessibilità su migrati e terremoto. Nonostante questa, la deviazione dagli impegni di risanamento è comunque considerata “significativa”. Nel 2017 il deficit strutturale peggiora di 0,5%, a fronte di un miglioramento richiesto (per essere “pienamente” in linea con il Patto) di 0,6%. Il ‘gap’ nei conti sale quindi a 1,1%. Ma Bruxelles è disponibile a sottrarre uno 0,33 per le spese eccezionali legate a migranti e sisma (l’Italia aveva chiesto uno 0,4). La deviazione dall’obiettivo a questo punto scenderebbe a 0,8. Per l’Italia non è necessario essere “pienamente” in linea con le regole, basterebbe esserlo “sostanzialmente”: ovvero fare un aggiustamento di almeno 0,5. Il gap finale diventa quindi 0,3, ovvero circa 5 miliardi. Dijsselbloem, che ha parlato con Padoan, spiega che è “impossibile chiedere adesso all’Italia di impegnarsi in misure aggiuntive, per questo l’Eurogruppo invita a farlo nel prossimo futuro”. Sempre che, nel frattempo, non riesca a farsi breccia la raccomandazione della Commissione all’Eurozona perché viri verso una politica di bilancio espansiva. Osteggiata da Germania e Olanda, gli unici a cui Bruxelles ha raccomandato di spedere, non è stata appoggiata pienamente dall’Eurogruppo che però ha trovato un compromesso positivo - secondo fonti del Tesoro - che lascia la porta aperta al riequilibrio delle politiche di bilancio a favore della crescita.