L’Ue fa il check up all’Italia



OGGI LE RACCOMANDAZIONI SULLA MANOVRA. MA NON CI SARANNO SANZIONI

ROMA. Risolvere il problema degli Npl, rilanciare la competitività, ridurre il cuneo fiscale, spostando la tassazione dai fattori produttivi ai consumi e, in alcuni casi, alla proprietà, accelerare la giustizia civile, proseguire ininterrottamente sulla strada delle riforme. Le attese ‘Country specific recommendation’ della Commissione Ue ar- riveranno stamani: con ogni probabilità non porteranno con sé precise indicazioni numeriche sull’aggiustamento atteso per il prossimo anno e tanto meno sanzioni per quello in corso, ma indicheranno ancora una volta all’Italia la strada da perseguire per accelerare la crescita economica e liberarsi dalla posizione di fanalino di coda che il Paese ancora tristemente occupa nel contesto europeo. Sul fronte dei conti pubblici, l’Italia è pienamente rientrata nei ranghi per il 2017 grazie alla manovra bis da 3,4 miliardi di euro varata ad aprile. La correzione è stata attuata come richiesto e Bruxelles ha già fatto sapere di aver apprezzato lo sforzo del governo. Per il 2018 Roma si è invece già impegnata nel Def a portare il rapporto deficit-Pil all’1,2% (dal 2,1% di quest’an- no), ma - nonostante la dimostrazione di buona volontà - la partita è tutta da giocare. L’Italia punta su due carte: la revisione dei parametri per il calcolo dell’output gap e l’alleggerimento dei criteri per la valutazione dei conti. Non a caso il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e i colleghi di Spagna, Francia e Portogallo hanno scritto meno di un mese fa direttamente alla Commissione per considerare una modifica degli standard di valutazione dei bilanci nazionali. Una seconda offensiva comune, dopo appunto quella sull’output gap, che permetterebbe al nostro Paese di guadagnare margini più ampi in vista della prossima legge di bilancio. Il pressing potrebbe non portare a tutti i risultati sperati, ma per ora Roma potrebbe aver quanto meno ottenuto una sorta di sospensione del giudizio da parte della Commissione. Al massimo Bruxelles indicherà per il nostro Paese una correzione dello 0,6%, con un inevitabile richiamo anche sul livello elevato del debito, nella consapevolezza però che la vera trattativa è rimandata all’autunno. Sempre ovviamente con la pesante incognita delle elezioni. Bruxelles ospiterà oggi e domani anche Eurogruppo ed Ecofin. All’ordine del giorno c’è, ancora una volta, la difficile situazione greca, sulla quale il Pierre Moscovici si è mostrato comunque ottimista, definendo l’accordo sul debito “a portata di mano”, nonostante l’opposizione della Germania ad un haircut sostanziale. L’attenzione sarà puntata in gran parte sull’esordio del nuovo ministro francese, Bruno Le Maire. Gli osservatori parlano già di un asse conservatore franco-tedesco ma, prima di poter trattare veramente ad armi pari, Parigi dovrà probabilmente mettere a posto i suoi conti pubblici, che da qualche anno non rispettano il tetto del deficit. La credibilità della Francia di fronte ai partner europei, ha sottolineato Moscovici, dipende “da piccoli sforzi” per contenere il defi- cit sotto il 3% del Pil. =


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