L’Ue prova ad accelerare sulla riforma



REGOLAMENTO DI DUBLINO/MA I FRONTI OPPOSTI RESTANO ARROCCATI SULLE LORO POSIZIONI

BRUXELLES. Il tempo stringe ed il Consiglio Ue prova ad accelerare sulla riforma del regolamento di Dublino. Ma i fronti opposti restano arroccati sulle loro posizioni. Da un lato i Visegrad, guidati da Polonia e Ungheria, decisi a non concedere niente sui trasferimenti dei richiedenti asilo dai Paesi sotto pressione. Sull'altro fronte i Paesi del Mediterraneo, con Italia e Grecia in testa, che dicono no ad un aggravio delle loro responsabilità. Il campo di battaglia su cui si incrociano le armi è la nuova proposta della presidenza bulgara del Consiglio Ue, messa insieme col bilancino con un fitto lavoro a livello tecnico, con la partecipazione di tutti i 28, per trovare il giusto equilibrio tra le fazioni in lotta. La missione di Sofia è riuscire là dove hanno fallito i predecessori (Olanda, Slovacchia, Malta ed Estonia) e trovare un accordo politico entro fine giugno, come tanto vorrebbero la Commissione Ue e la Germania. "Il rischio - mettono in guardia fonti europee vicine al negoziato - è che la riforma resti al palo per altri due anni, con tutto il vuoto che l'attuale testo del regolamento si porta dietro sulla solidarietà". Dal primo luglio la poltrona della presidenza passerà in mano agli 'hardliner' di Vienna, con scarse probabilità di passi avanti. L'assenza di un governo legittimato dal voto in Italia non aiuta. Ma a Bruxelles ci tengono a puntualizzare: "Nessuno sta facendo piani contro l'Italia" sul dossier. Di recente Roma, Atene, Madrid, Nicosia e La Valletta hanno espresso un documento congiunto chiedendo che la responsabilità stabile per l'ingresso dei migranti, prevista dall'attuale norma in 12-18 mesi, non sia portata a dieci anni, come vorrebbe la proposta in esame, ma si fermi e due. In questo caso sono però i Paesi del Nord Europa, che con le recenti crisi migratorie si sono trovati a trattare migliaia di applicazioni di ingresso, a storcere il naso. È stato infatti osservato, spiegano ancora le fonti, che spesso le procedure di ingresso in Ue di migranti entrati in Italia o in Grecia, trascorsi i 12-18 mesi, non siano state finalizzate. L'attuale regolamento prevede che trascorso il termine il migrante possa fare richiesta in un altro Paese dell'Ue e così avviene in moltissimi casi. "Una situazione disor- dinata, che lancia il messaggio sbagliato, che nell'Unione europea il migrante può scegliere il Paese dove stabilirsi. Tanto che la Commissione Ue, nella sua proposta originaria, aveva previsto una responsabilità stabile permanente". A fronte di questo appesantimento sulla responsabilità nella bozza in discussione si prevede un riequilibrio in termini di solidarietà: un meccanismo di redistribuzione, sulla base di quote, che a seconda della gravità dello scenario, passa dalla base volontaria incentivata (30mila euro a migrante), a quella obbligatoria, allargando la possibilità di trasferire tutte le nazionalità (non solo siriani o eritrei), purché il migrante abbia possibilità di vedersi riconosciuta la protezione internazionale. Su questo punto sono però i Visegrad a non voler cedere, con Orban, a fare la voce grossa.


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