L’ultima battaglia di Bercow

BREXIT/PROMETTE LE BARRICATE CONTRO JOHNSON SULLA LEGGE ANTI-NO DEAL

di Alessandro Logroscino


LONDRA. L’ultima battaglia del soldato John Bercow: fermare Boris Johnson. Sono toni da guerra aperta quelli con cui il combattivo quanto controverso speaker ormai dimissionario della Camera dei Comuni britannica promette le barricate - nelle sue ultime settimane da protagonista - se il premier cercherà di aggirare la legge antino deal approvata dal Parlamento che sulla carta gli impone di chiedere all’Ue un rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre in assenza d’accordo. “Violare quella legge non è un’opzione. Punto”, ha tuonato lo speaker in un discorso a Londra ripreso dai giornali, mentre Westminster resta chiusa in forza della contestata sospensione decisa dal governo e che egli ha insistentemente criticato. Per chiarire le proprie intenzioni ha poi ammonito d’essere pronto a dare un’interpretazione “creativa” dei regolamenti pur di fermare eventuali tentativi del premier di sottrarsi alla legge. “Se finora fossi stato minimamente ambiguo, permettetemi di essere cristallino. L’unica forma di Brexit che avremo, in qualsiasi momento avvenga, sarà una Brexit che la Camera avrà approvato esplicitamente”, ha tagliato corto Bercow, dicendo di essersi avvicinato persino persino all’idea di una Costituzione scritta, quasi un tabù nel Regno, per rafforzare le garanzie contro conflitti istituzionali e abusi di potere dell’esecutivo. La dichiarazione di guerra del presidente dell’assemblea elettiva di Westminster rischia di essere un’altra grana non da poco per un gabinetto privo di maggioranza parlamentare. E per un primo ministro - costretto ad annunciare un nuovo incontro in extremis con Jean-Claude Juncker per cercare di riallacciare il negoziato con l’Ue sulla prospettiva di un qualche “nuovo accordo” di divorzio, in barba allo scetticismo e ai paletti di Bruxelles - che in casa è già in piena bufera a soli due mesi dal suo ingresso al numero 10 di Downing Street: in particolare sulla questione della sospensione temporanea del Parlamento (o prorogation), al centro di ricorsi legali ancora pendenti; e su quella delle potenziali conseguenze shock di una traumatica Brexit no deal, tratteggiate nello scenario peggiore ipotizzato dal rapporto segreto Yellowhammer (che il governo è stato appena costretto a rendere pubblico) con i contorni d’una mezza apocalisse segnata da caos, penuria e forse disordini di piazza in un Paese descritto come insufficientemente preparato. John Bercow, speaker dei Comuni da 10 anni, viene dai ranghi Tory ma è di idee filo-Remain. Ben visto dalle opposizioni e dai dissidenti, s’è guadagnato notorietà e simpatie mediatiche anche per il modo folkloristico e imperioso di dominare i dibattiti d’aula a colpi di richiami urlati all’ordine, nonostante i sospetti che pure lo hanno toccato sulle spese eccessive della sua presidenza, sul “bullismo” denunciato da ex membri del suo staff, sui presunti insulti sessisti alla ministra brexiteer Andrea Leadsom. Poco amato da Theresa May come da Johnson, è visto viceversa ormai come fumo negli occhi dall’intero fronte pro-Leave e dal Patito Conservatore in genere: accusato di faziosità sul dossier Brexit e d’aver gettato alle ortiche l’aura di figura super partes nel ruolo di arbitro della Camera.

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