L’ultimo assalto al voto

TRUMP PUNTA A SEMINARE IL CAOS IL 6 GENNAIO DENTRO E FUORI IL PARLAMENTO



WASHINGTON. Un Donald Trump dipinto come un moderno Re Lear shakespeariano che inveisce contro le elezioni truccate sta orchestrando l’ultimo assalto al voto, per seminare caos dentro e fuori al parlamento. Il presidente ha disertato a sorpresa il tradizionale veglione di capodanno con 500 invitati nella sua residenza di Mar-a-Lago per tornare alla Casa Bianca e mettere a punto il suo piano per il 6 gennaio, quando il Congresso si riunirà sotto la presidenza di Mike Pence per certificare i voti del collegio elettorale. E’ la sua ultima occasione per ribaltare la vittoria di Joe Biden, anche se appare destinata a naufragare perché richiede il consenso di entrambi i rami del parlamento e la Camera è controllata dai democratici. Trump sta comunque facendo pressioni sui parlamentari repubblicani, manovre che alcuni media e oppositori hanno paragonato ad un tentativo di ‘colpo di stato’ dopo che i tribunali hanno respinto tutti i ricorsi. Secondo la Cnn, ci sarebbero 140 deputati del Grand Old Party pronti a contestare il voto. Il primo ed unico finora a farsi avanti pubblicamente, però, è stato un giovane senatore repubblicano del Missouri, Josh Hawley. Il partito appare diviso e se si andasse al voto dovrebbe scegliere tra la fedeltà a Trump e la sacralità del processo elettorale, rischiando una pericolosa lacerazione politica. Il leader dei senatori Mitch McConnell ha scoraggiato i colleghi dal contestare l’esito delle urne ma alla fine lascerà libertà di coscienza. Il senatore del Nebraska Ben Sasse ha invece condannato duramente la mossa del collega Hawley e di quanti intendono sfidare i risultati elettorali: “Un gruppo di politici ambiziosi pensa che ci sia un modo rapido per attingere alla base populista del presidente senza fare alcun danno reale a lungo termine, ma si sbagliano perché tale questione è più grande delle ambizioni personali di chiunque”, ha accusato, condannando il “piano pericoloso” dei parlamentari che “stanno giocando col fuoco”. Il ruolo più delicato è quello del fedele Pence, chiamato a presiedere il Congresso. Trump avrebbe fatto pressioni anche su di lui perché si assuma la responsabilità di ribaltare il voto, mentre un deputato repubblicano del Texas, Louie Gohmert, è andato oltre e ha presentato una istanza giudiziaria in questo senso. Ma i legali del vicepresidente hanno chiesto di respingerla sostenendo che le questioni legali sollevate da Gohmert dovrebbero essere eventualmente indirizzate alla Camera e al Senato. Pence non sembra quindi volersi prestare al gioco e dopo la sessione a camere riunite partirà per una missione di una settimana oltreatlantico per evitare l’inevitabile ira di The Donald. L’atteggiamento di Trump è stato attaccato frontalmente anche dai media conservatori di Rupert Murdoch: ultimo il Wall Street Journal, secondo cui il tentativo di contestare il voto è una “missione kamikaze” che dovrebbe “imbarazzare i repubblicani” e che “mette il leale vicepresidente in una posizione terribile”. “La corsa per ribaltare la volontà degli elettori macchia l’eredità di Trump e mina ogni progetto per ricandidarsi nel 2024. I repubblicani che lo assecondano daranno ai democratici la licenza di fare lo stesso in futuro” sentenzia il quotidiano. Ma a Trump piace giocare col fuoco e il 6 gennaio conta di portare anche migliaia di fan a Capitol Hill. La polizia già teme violenze e disordini.

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