L’ultimo colpo di Draghi: arsenale anticrisi



FRANCOFORTE. Alla guida della Bce, Mario Draghi aveva esordito a fine 2011 con un taglio dei tassi. Un mese prima di lasciare, a settembre, è probabile un nuovo 'colpo' eclatante cui verrà spianata la strada al consiglio direttivo di oggi: un nuovo taglio dei tassi, all'interno di un pacchetto di misure per sostenere l'economia dell'Eurozona che potrebbe includere persino una revisione dell'obiettivo di inflazione e una riapertura del quantitative easing. Con un'inflazione dell'Eurozona ferma all'1,3%, secondo molti economisti ci sarebbero buone ragioni perché la Bce tagliasse subito il costo del denaro, portando il tasso sulla liquidità a un giorno che le banche depositano a Francoforte a -0,5% dall'attuale minimo storico di - 0,4%. Anche gli investitori stanno in guardia per un possibile effetto 'sorpresa' da parte di Draghi: i trader sul mercato monetario danno al 30% la possibilità di un annuncio già oggi. In fondo il presidente della Bce non è nuovo alla tentazione di stupire i mercati, come fece nel 2012 con il famoso 'whatever it takes'. E da registrare, proprio oggi, c'è per la Bce il dato deludente degli indici Pmi: crescita dell'attività delle imprese europee vicina allo stallo (51,5) che promette di indebolire il Pil nel terzo trimestre a +0,2 o +0,1% (+0,3% il secondo). Con un'industria in contrazione da sette mesi che piomba da 47,6 da 46,7, il calo peggiore da sette mesi: per la Germania, il Pmi manifatturiero crolla a a 43,1 da 45, segnalando recessione per il motore della sua economia. Tuttavia, dopo aver preannunciato a giugno che "in assenza di un miglioramento" servirà un nuovo stimolo monetario, Draghi appare orientato a passare all'azione solo a settembre. Il consiglio di oggi, oltre che ad allontanare nel tempo la prospettiva di un rialzo dei tassi tramite la 'forward guidance', servirebbe a preparare le basi per un nuovo pacchetto di misure: taglio dei tassi a settembre, ripresa del Qe, appunto, e possibile revisione dell'obiettivo d'inflazione (2%) in senso simmetrico, aprendo cioè esplicitamente a uno sforamento temporaneo oltre quel livello per consolidare l'andamento dei prezzi. Nel consiglio della Bce Draghi, cui restano ancora tre mesi di mandato prima di passare il testimone a Christine Lagarde che ha appena lasciato il Fmi, sta ancora consolidando il consenso attorno a queste nuove misure. E la probabile decisione di aspettare settembre sarebbe dettata anche da altre esigenze: aspettare i dati sul Pil e sull'inflazione dell'Eurozona; avere a disposizione le nuove stime a medio termine degli economisti della Bce; affrontare i dettagli tecnici (la Bce deve decidere come esentare una porzione dei depositi bancari da un tasso penalizzante che grava sui margini d'interesse delle banche, ed è possibile una revisione del limite del 30% delle emissioni acquistabili per riaprire il Qe); infine aspettare la Fed (che con ogni probabilità taglierà i tassi la prossima settimana) e non dare ai mercati la sensazione di un eccessivo allarmismo. Salvo sorprese, naturalmente.

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