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L’umiltà arma vincente



MONTPELLIER. Dal pianto a dirotto di Kiev al sorriso ostentato di Montpellier passano 4 anni e un diluvio di emozioni che si fanno consapevolezza. Lunedì a Parigi Gior- gio Chiellini ritrova la Spagna all'europeo da quella finale che fu un'atroce corrida calcistica, col matador iberico a infilare banderillas e gol nel corpo inerme degli azzurri.

"Ma lì realisticamente, e io per primo, non eravamo in grado di opporci alla loro furia - spiega il difensore dall'animo gentile e le giocate cruente - qui la storia è un'altra. Anche se sono la nostra bestia nera degli ultimi anni, la verità è che a parte la finale di Euro 2012, tutte le gare degli ultimi 8 anni, sostanzialmente da quando è cominciato il loro ciclo, sono state equilibrate. E se ab- biamo perso, è stato ai rigori. A proposito: chiaro che ci stiamo preparando con atten- zione sui tiri dal dischetto, nelle sfide dentro o fuori contano molto di più".

Ha voglia di rivendicare, Chiellini. Per- ché non gli sono andati giù tanti titoli di giornali degli ultimi tempi.

"Ora - spiega - tutti dicono che l'Italia è sempre l'Italia, ma la verità è che nessuno credeva in noi. E per la verità, solo navigando a vista possiamo vincere. Ma di questa Nazionale si diceva 'è spacciata a Lione', ovvero all'esordio: e anche qualche mio collega mi aveva suggerito 'prenota per le vacanze, tanto presto sei a casa'. E invece ora i tifosi sognano".

Ci vuole equilibrio nei giudizi, insomma.

"Certo - replica - e ci vuole rispetto. Non eravamo pippe prima, non siamo stati fenomeni dopo la Svezia, e non siamo tornati pippe dopo l'Irlanda: calma con i giudizi".

Usa proprio quella parola che si sente sempre sui campetti dove giocano i ragazzini: forse anche perché si sta divertendo come un bambino a questo europeo.

"Eravamo morti prima del via dell'Europeo, siamo stati esaltati e poi riaffossati. Si giudica troppo dagli episodi: chi ha gioca- to ha dato il massimo, magari anche facen- do qualche errore. E non è vero che Conte si sia arrabbiato con le presunte riserve schierate contro l'Irlanda. Se Insigne fa gol che discorso si fa? Non ci si deve far condizionare da una rete al 90'. Questo vale anche al contrario, ad esempio dopo la gara che abbiamo vinto con la Svezia. Dopo la partita con l'Irlanda ho visto molto disfattismo, per di più ingiusto. Sono state attaccate persone che hanno dato l'anima".

Non recrimina troppo sul tabellone, che riserva all'Italia vincitrice di girone un percorso più ostico rispetto a quello di certe terze classificate.

"Non puoi prevedere sulla carta chi arriva prima, anche noi non eravamo favoriti. Certo, un po' di equità maggiore servirebbe. Si è voluto allargare la partecipazione, ma a 24 squadre qualcosa di strano è chiaro che succede. E' anche bello, però, vedere nazioni non titolate che si affacciano a sfi- de di questo livello. Magari vedremo imporsi una nuova Danimarca, come nel '92, o una nuova Grecia, come nel 2004".

Ride, e poi si concentra di nuovo e manda un avvertimento a Morata: "E' un grande, è generoso. Lo picchierò come tutti gli altri, e poi ormai è un ex della Juve.".

Poi torna all'obiettivo vero: si vede che crede al remain degliAzzurri nell'Europa del calcio che conta.

"Spero che aver riposato più dei titolari della Spagna sarà un vantaggio: ci stiamo allenando intensamente dal 18 maggio, e anche adesso lavoriamo sodo. Vogliamo rimanere così in forma fino al 10 luglio. Ho visto la squadra di Del Bosque, doveva finire con 9 punti, con la Croazia ha peccato solo di sufficienza: per mezz'ora ha giocato un gran calcio sprecando tre occasioni. Ma noi, giocando con'umiltà e intensità stavol- ta davvero possiamo vincere".

E scrivere così un epilogo diverso al romanzo infinito della corrida.


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