L’Unione bancaria non fa passi avanti, stallo all’Ecofin



Padoan: “Restano spaccature”. Giù le sofferenze in Italia

BRUXELLES. Nonostante le promesse di completare l'Unione bancaria che i leader Ue si erano fatti soltanto lo scorso dicembre, il dossier è di nuovo in stallo. L'annuncio lo ha dato il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan al termine dell'ennesimo Ecofin inconcludente sul tema: "Purtroppo si è dovuta registrare una situazione di stallo" tra chi, come l'Italia, vuole procedere con la condivisione del rischio e chi invece ritiene "che si debba continuare a ridurre il rischio". Le due fazioni sono sempre le stesse, e nemmeno il cambio di Governo in Germania è servito a modificare gli equilibri. E' quindi sempre più difficile seguire la «roadmap» che la Ue si era data, cioè arrivare ad un accordo sugli ultimi passi entro giugno, ovvero sull'assicurazione comune sui depositi e sul «paracadute» per il fondo salva-banche. Nella due giorni di riunioni a Bruxelles il dossier è stato ampiamente discusso a vari livelli, ha spiegato Padoan, che ha ribadito come l'Italia andrà comunque avanti, perché "respinge" l'ipotesi che il rischio non sia stato ridotto a sufficienza.Adare prova degli sforzi fatti ci sono, ad esempio, i dati sulle sofferenze bancarie. L'ultimo è dell'Abi: a dicembre sono scese a 64,4 miliardi di euro contro i 65,9 miliardi di novembreUn anno prima erano 86,8 miliardi, vale a dire che in un anno sono calate del 25,8%. E anche la Commissione europea aveva certificato la riduzione di un quarto in un anno, nel rapporto pubblicato a gennaio e richiesto proprio dall'Ecofin. Ma nonostante i dati positivi, le vecchie resistenze della Germania (e dei suoi alleati del Nord) restano intatte: avere un'assicurazione comune sui depositi dei correntisti europei significa rischiare di dover pagare il conto dei fallimenti di qualche Stato meno bravo o meno previdente. Una linea rossa ancora invalicabile per Berlino. Per Padoan, proprio alla luce degli sforzi compiuti per risanare il settore bancario, l'Italia deve tendere al traguardo. Tanto più che in questo è sostenuta dalla Commissione europea, che lavora ancora con l'obiettivo di giugno. A marzo qualcosa potrebbe sbloccarsi: verso la metà del mese arriveranno infatti le misure Ue e quelle Bce per ridurre i rischi sui prestiti, per evitare che si trasformino in crediti deteriorati.


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