L’Unione prova a reagire



BRATISLAVA. L'Ue a 27 di fronte alla Brexit prova a reagire. Mentre la Commissione europea ribadisce che "l'articolo 50 è l'unico modo" per avviare il processo di uscita della Gran Bretagna dall'Unione e che "solo il governo britannico può notificarlo" a Bruxelles, al suo interno c'è chi valuta quali siano gli strumenti a cui ricorrere per premere su Londra e non restare impantanati in tempi troppo lunghi e in quell'incertezza tanto nociva ai mercati finanziari.

Tra le ipotesi al vaglio c'è anche l'articolo 7 del Trattato di Lisbona, da molti definita "l'arma atomica". Prevede che su proposta "di un terzo degli Stati membri, del Parlamento europeo o della Commissione europea", il Consiglio "a maggioranza di quattro quinti" possa attivare una procedura sanzionatoria nei confronti di un Paese, fino alla sospensione del suo diritto di voto. Ma i servizi giuridici delle istituzioni al momento non concordano sull'eventuale applicabilità al caso di Londra, senza contare che difficilmente otterrebbe il via libera in Consiglio.

Intanto l'esecutivo comunitario dimostra una certa reattività sul fronte economico, con il via libera ad un piano di garanzia pubblica alle banche italiane, che Roma potrà attivareper far fronte ad eventuali turbolenze. E anche la Bce potrebbe contribuire ad alzare uno scudo, visto che starebbe studiando un allentamento dei criteri per l'acquisizione dei bond nell'ambito del Quantitative Easing. Sul piano piano politico, fonti dell'Eliseo fanno filtrare la soddisfazione del 'motore a tre' Merkel-Hollande-Renzi. "Funziona molto bene, direi benissimo. Insieme stanno lavorando per rispondere alla Brexit. Mi sembra un trio molto omogeneo. Se non fosse così lo si sarebbe visto rapidamente da sfu- mature diverse che per ora nessuno ha con- statato", affermano a Parigi. Ma il 'direttorio a tre' è proprio quanto il governo di Bratislava - da oggi alla presidenza di turno del Consiglio Ue - combatte: "Sarebbe sventurato se le decisioni venissero prese da due o tre Paesi fondatori". I vertici informali come quello di Bratislava a settembre "dovrebbero diventare uno standard per il futuro", avverte il premier slovacco Robert Fico, insistendo sulla neces- sità che tutti gli Stati membri, con le loro diverse sensibilità ed interessi, partecipino al processo decisionale. Il leader slovacco parla di una "connotazione negativa di Bruxelles in quest'ultimo periodo"; spiega che "i britannici hanno reagito" alla politica europea "fallimentare" sulla crisi dei migranti; e rivendica "la guida del negoziato" con Londra alle cancellerie, "e quindi al Consiglio europeo", lasciando intravedere anche la lotta in corso tra Consiglio e Commissione. Punto messo in luce anche dal ministro degli Esteri Miroslav Lajcak: "Non ci deve essere competizione tra le istituzioni" Ue. E sono ancora le parole di Lajcak a dimostrare che esiste una linea più morbida verso Londra, già al lavoro: la Slovacchia è pronta "a sostenere qualsiasi misura che possa aiutare a cambiare la decisione dei britannici".


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