l Venezuela è arrivato al bivio: ‘autogolpe’ o intervento militare



CARACAS. Al di là delle dichiarazio- ni infuocate e dello scambio di insulti fra le parti, lo stallo politico in Venezue- la fra governo del presidente Nicolas Maduro e opposizione - aggravato dalla grave crisi economica che attra- versa il Paese - sembra incamminarsi verso tre possibili scenari: un com- promesso imposto da mediazioni in- ternazionali, un autogolpe chavista o l'intervento dei militari. Nell'ultima set- timana sono sorte due iniziative a li- vello regionale: l'Unione delle Nazioni Sudamericane (Unasud) ha appoggia- to una missione di mediazione guida- ta dall'ex premier spagnolo José Luis Rodriguez Zapatero; mentre il segre- tario dell'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), LuisAlmagro, è in- tervenuto pesantemente per esigere da Maduro il rispetto delle garanzie democratiche nel Paese.

La mossa di Almagro è senza pre- cedenti: per prima volta nella storia dell'Osa si invoca la Carta democrati- ca, che potrebbe portare alla sospen- sione del Venezuela dall'organizzazio-

ne. Almagro ha denunciato una deri- va autoritaria del governo, con un blocco totale dell'attività del Parlamen- to, in mano alla opposizione, grazie alla sudditanza del Tribunale Supre- mo di Giustizia (Tsj).

Più soft l'approccio dell'Unasud, che attraverso la missione di Zapate- ro sta tentando di lanciare un tavolo di trattativa tra governo e opposizio- ne. Finora la missione non ha dato alcun risultato. Non ci sono incontri bilaterali e ogni dialogo inciampa sul primo punto nell'agenda dell'opposi- zione: il referendum per revocare il mandato di Maduro. Il referendum dovrebbe celebrarsi nel 2016, affinché l'eventuale a vittoria del "sì" comporti anche la revoca del mandato dell'inte- ro governo: se fosse nel 2017, solo il mandato di Maduro potrebbe essere revocato, e il capo dello Stato sarebbe sostituito dal suo vicepresidente, Ari- stobulo Isturiz. Nessuno comunque ha dubbi che il voto porterebbe a una nuova sconfitta del chavismo, dopo la batosta subita nelle politiche dello

scorso dicembre, che ha innescato la crisi istituzionale. Con l'appoggio del Tsj, infatti, il governo ha bloccato ogni iniziativa del Parlamento, rendendolo politicamente impotente.

Se le mediazioni dell'Unasud e del- l'Osa non portassero alcun risultato, l'impasse diventerebbe ogni volta più difficile da gestire e il governo di Ma- duro - che sta già governando per decreto, malgrado il Parlamento gli abbia negato i poteri speciali - diven- terebbe de facto un regime autorita- rio. Il problema di questo eventuale 'autogolpe', però, è la grave situazio- ne economica in cui versa il Paese, con l'inflazione più alta al mondo e una virtuale paralisi del sistema produtti- vo, che sta provocando un crescente malcontento popolare.

Crescono così le versioni su un possibile intervento delle ForzeArma- te, coccolate per anni da Chavez - lui stesso ex colonnello dei paracadutisti - ma che oggi sembrano attraversate dalle stesse linee di frattura che divi- dono l'intera società. Da una parte alti

ufficiali fedeli al chavismo, dall'altra la truppa che soffre anch'essa gli effetti della crisi, con in mezzo un numero difficile da valutare di ex chavisti fede- li alla memoria del "Comandante Eter- no" ma delusi dal suo successore.

Ieri intanto la rivista venezuelana Vertice, in base a una serie di e-mail riservate inviate dall'ambasciatore ar- gentino presso l'Osa, Juan José Arcu- ra, ha accusato il governo di Buenos Aires di aver adottato una posizione più favorevole al governo di Nicolas Maduro perché teme che un interven- to internazionale in Venezuela possa compromettere le possibilità del suo ministro degli Esteri, Susana Malcor- ra, di essere eletta alla segreteria delle Nazioni Unite.

Il presidente argentino Mauricio Macri è stato un duro critico di Ma- duro, e ha promesso che chiederebbe la sospensione del Venezuela dal Mercosur, ma da quando Malcorra è diventata