La Bce «snobba» il rialzo della Fed



TASSI/PER IL PRESIDENTE DRAGHI (E PER L’ISTITUTO EUROPEO) RIMANE NECESSARIO «UN AMPIO STIMOLO MONETARIO»

ROMA. Washington chiama, Francoforte non risponde. Se la Fed è tornata ad aumentare i tassi d'interesse, la Bce di Mario Draghi prende ancora tempo, promette uno stimolo monetario ancora "ampio" e anzi guarda con attenzione al tasso di cambio euro/dollaro, visto che un apprezzamento della divisa europea rischierebbe di frenare un'inflazione ancora inchiodata poco sopra l'1%. Con una borsa che non accenna a raffreddarsi, un'economia in corsa e lo stimolo fiscale del massiccio piano di Trump di tagli alle tasse, la Fed, al debutto del nuovo presidente Jerome Powell scelto da Trump, ha alzato il costo del denaro ad una forchetta compresa fra l'1,5 e l'1,75% annunciando due ulteriori strette quest'anno. Poche ore dopo si muove la People’s bank of China, portando al 2,55% i tassi sui reverse repos a sette giorni. Tutt'altra musica al di qua dell'Atlantico. Dove, nonostante le pressioni (in realtà neanche troppo convinte) della Germania, la Bce è tutt'altro che su un sentiero già tracciato di ritiro del suo stimolo monetario record. La ripresa dell'Eurozona viaggia ai massimi di un decennio, ma con qualche segnale di ralentamento: l'indice Pmi calcola- to da Ihs Markit, che misura l'attività economica nel manifatturiero e nel settore dei servizi, è rallentato segnalando l'espansione più bassa degli ultimi 14 mesi, a 55,3 da 57,1. L'indice Ifo dell'economia tedesca, che corre come un treno da tre anni, è sceso a marzo a 114,7 da 115,4, con "la minaccia del protezionismo che sta indebolendo la fiducia delle imprese", avverte il presidente del- l'istituto Clemens Fuest. E, soprattutto, la crescita non si traduce in più inflazione, con un magrissimo 1,1% nell'Eurozona a febbraio (2% l'obiettivo della Bce) e con Francoforte che si aspetta un modesto 1,5% nella seconda parte dell'anno.Anche la Bank of England comincia ad orientarsi verso una stretta, con un voto di due consiglieri a favore contro i sette che hanno deciso di mantenere i tassi fermi allo 0,5%. Per la Bce, invece, "rimane necessario un ampio stimolo monetario", e il quantitative easing, gli acquisti di bond, proseguirà almeno fino a settembre a 30 miliardi al mese. Da ottobre in poi, si vedrà, nonostante la Banca centrale europea sia protagonista di un'espansione monetaria imponente: il suo bilancio, 4,5 miliardi di euro di cui 2,5 in acquisti di bond, vale ora il 41,9% del Pil dell'Eurozona, contro il 22,3% degli Usa. E se il 'Qe’ di Draghi proseguirà fino a fine anno, un grosso punto interrogativo pende sull'anno successivo, quello dell'addio dell'italiano alla guida della Bce: in teoria si potrebbe cominciare a ridimensionare il bilancio e alzare i tassi, ma la pratica, in un'Eurozona che procede almeno a due velocità, è un'altra cosa.