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La Casa Bianca divisa sull’Iran



WASHINGTON. Per ora la guerra è dentro la Casa Bianca, tra chi spinge per un attacco all’Iran, come il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton, spalleggiato dal segretario di Stato Mike Pompeo, e chi invita alla prudenza, tra cui alti generali e dirigenti del Pentagono. A bordo campo assistono preoccupati i democratici, parte dei repubblicani e gli alleati europei, a partire da quella Gran Bretagna che offrì la sponda principale agli Usa per l’attacco all’Iraq di Saddam.

A centro campo c’è sempre lui, Donald Trump, che nega le lotte intestine riportate dai media Usa dopo l’ennesimo briefing nella Situation Room sull’Iran. E continua a cercare un dialogo con Teheran per rinegoziare l’accordo sul nucleare mentre Riad punta il dito contro l’Iran per i recenti attacchi agli oleodotti rivendicati dagli insorti yemeniti Huthi filo-iraniani. E Arab News, quotidiano vicino al governo saudita, invita gli Usa a compiere “calcolati raid chirurgici” contro la Repubblica islamica in risposta anche agli atti di sabotaggio contro 4 navi mercantili al largo delle coste degli Emirati arabi uniti.

“Il Fake News Washington Post e ancor di più il Fake News New York Times stanno scrivendo che ci sono lotte interne sulla mia politica forte in Medio Oriente. Non c’è alcun tipo di contrasto intestino. Sono espresse diverse opinioni e io prendo la decisione definitiva e finale”, ha twittato il tycoon, smentendo i media che raccontano dell’irritazione del presidente contro Bolton e Pompeo per la percezione che stiano tentando di trascinarlo in una guerra che non vuole.

“Sono sicuro che l’Iran vorrà parlare presto”, ha cinguettato ancora il tycoon, che ieri ha ricevuto alla Casa Bianca il presidente svizzero Ueli Maurer anche per tentare di stabilire - secondo la Cnn - un canale attraverso cui parlare all’Iran, sfruttando la storica neutralità diplomatica elvetica, che tra l’altro cura gli interessi americani a Teheran. Nei giorni scorsi Trump aveva auspicato una telefonata dai leader iraniani, che però anche ieri gli hanno sbattuto la porta in faccia. “Non c’è alcuna possibilità di negoziazione”, gli ha detto da To- kyo il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif, condannando la “prepotenza” Usa che costringe i paesi alleati ad aderire alla loro politica sulle sanzioni.


Ad allarmare la Casa Bianca sulle accresciute minacce iraniane, che hanno portato a rafforzare la presenza militare Usa nel Golfo e all’evacuazione del personale non essenziale dell’ambasciata americana a Baghdad e del consolato a Erbil, sono state alcune foto aeree di missili caricati da forze paramilitari iraniane su piccoli battelli nel Golfo Persico. Insieme ad altre informazioni di intelligence su ulteriori presunte minacce a navi commerciali e potenziali attacchi di milizie arabe legate all’Iran contro truppe Usa in Iraq.

Ma per gli alleati europei non ci sono prove convincenti, mentre i leader democratici accusano l’intelligence di scarsa trasparenza. “Abbiamo imparato la lezione dell’ultimo decen- nio? C’è una allarmante carenza di chiarezza, di strategia, di consultazioni. Il presidente deve trovare una strategia e illustrarla al Congresso”, ha ammonito il leader al Senato Chuck Schumer, mentre il suo partito introduce una legge che obbligherebbe l’amministrazione ad ottenere l’approvazione del Congresso prima di eventuali conflitti con l’Iran.

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