La Chiesa fa mea culpa

PEDOFILIA/SI CHIEDE TRASPARENZA NEL SUMMIT SULLA PROTEZIONE DEI MINORI

di Fausto Gasparroni


CITTA’ DEL VATICANO. Gli abusi sessuali sui minori “sono in non lieve misura dovuti all’abuso di potere nell’ambito dell’amministrazione”. E a tale riguardo, “l’amministrazione non ha contribuito ad adempiere la missione della Chiesa ma, al contrario, l’ha oscurata, screditata e resa impossibile”. Nella giornata dedicata alla “trasparenza”, nel summit in Vaticano sulla protezione sui minori, risuona con toni decisi la voce del cardinale di Monaco Reinhard Marx, capo dell’episcopato tedesco nonché stretto collaboratore del Papa come coordinatore del Consiglio per l’Economia e membro del Consiglio dei cardinali. E la sua denuncia fa subito scalpore. “I dossier che avrebbero potuto documentare i terribili atti e indicare il nome dei responsabili sono stati distrutti o nemmeno creati - afferma -. Invece dei colpevoli, a essere riprese sono state le vittime ed è stato imposto loro il silenzio. Le proce- dure e i procedimenti stabiliti per perseguire i reati sono stati deliberatamente disattesi, e anzi cancellati o scavalcati. I diritti delle vittime sono stati di fatto calpestati e lasciati all’arbitrio di singoli individui. Sono tutti eventi in netta contraddizione con ciò che la Chiesa dovrebbe rappresentare”. Più tardi, nel briefing sui lavori, sui “dossier distrutti” Marx spiega di aver fatto riferimento a quanto riportato dallo studio Mhg sulla Chiesa tedesca: “Certi dossier non contenevano quanto avrebbero dovuto contenere. Magari se un prete pedofilo arrivava in una diocesi il vescovo non aveva neanche informazioni sul suo passato. L’analisi a posteriori ci dice che non si può andare avanti così”. Ma le sue denunce riguardano anche il Vaticano?, gli viene chiesto. “Io posso dire solo quello che ho detto. Il resto sono solo supposizioni - è la sua risposta -. Non ho informazioni rispetto ad altri casi: io ho infor- mazioni sulla Germania, ma presumo che la Germania non sia un caso isolato”. Nella sua relazione, Marx avverte che “la tracciabilità e la trasparenza non arrivano dal nulla. Sono un impegno costante, che si può adempiere anche con il sostegno di esperti esterni alla Chiesa”. Ad esse, comunque, “non esistono alternative”. E “data l’urgenza del tema, le misure più importanti devono essere avviate immediatamente”. Tra queste include: la “definizione del fine e dei limiti del segreto pontificio”; “norme procedurali trasparenti e regole per i processi ecclesiastici”; “la comunicazione al pubblico del numero dei casi e dei relativi dettagli per quanto possibile” (“la diffidenza istituzionale - osserva - porta a teorie cospirazioniste. Lo si può evitare se i fatti vengono esposti in modo trasparente”); infine la “pubblicazione degli atti giudiziari”. “Le corrette procedure giuridiche - conclude Marx - servono a stabilire la verità e costituiscono la base per comminare una punizione proporzionata all’offesa. Inoltre, stabiliscono fiducia nell’organizzazione e nella sua leadership. Il persistere di dubbi su una condotta appropriata delle procedure processuali non fa altro che danneggiare la reputazione e il funzionamento di un’istituzione. Questo principio si applica anche alla Chiesa”. Sempre nel briefing, l’arcivescovo di Malta Charles J. Scicluna, oltre a indicare che ovunque vanno aperti sportelli per la raccolta delle denunce di abusi e che le vittime vanno maggiormente coinvolte nei processi canonici, sottolinea anch’egli che “sul segreto pontificio c’è un movimento nell’Aula che dice di andare avanti. Al di là delle normali cautele di riservatezza, non si possono vincolare le procedure con questo istituto antico che a volte è anche oggetto di scherno”. Parole chiare sul bisogno di trasparenza le dicono anche la religiosa nigeriana suor Veronica Openibo e la vaticanista messicana Valentina Alazraki, vera ‘decana’ con i suoi 150 voli papali, che integrano l’apprezzato apporto femminile al summit. “Non nascondiamo più simili fatti per paura di sbagliare. Troppo spesso vogliamo stare tranquilli finché la tempesta non si è placata! Quella tempesta non passerà. È in gioco la nostra credibilità”, avverte suor Veronica: “Spero e prego che alla fine di questa conferenza sceglieremo deliberatamente di spezzare ogni cultura del silenzio e della segretezza tra noi, per fare entrare più luce

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