La Cina riparte, ma lentamente

L’INDICE MANIFATTURIERO RIMBALZA DOPO I MINIMI STORICI. CAUTO OTTIMISMO





PECHINO. La Cina vede a marzo l’indice Pmi manifatturiero rimbalzare a 52, dopo i minimi storici di febbraio (35,7) raggiunti con il blocco delle attività contro l’avanzata del Covid-19. Il dato batte le attese degli analisti (a 45) ed è l’avanzata più ampia da settembre del 2017. Le misure di prevenzione e controllo del coronavirus hanno aiutato ad accelerare la ripresa produttiva, ha notato l’Ufficio nazionale di statistica (Nbs) che, con il Pmi non manifatturiero salito a 52,3 da 29,6 di febbraio, osserva “che più della metà delle imprese della statistica hanno riavviato attività e produzione meglio dello scorso mese, ma ciò non vuol dire che l’operatività della Cina sia tornata alla normalità”. Il Pmi di febbraio è stato tra gli indicatori economici su livelli negativi record dei primi due mesi del 2020, incluso il tonfo annuo del 17,2% dell’export. La pandemia correndo su scala globale sta, del resto, colpendo duramente crescita e commerci. E’ ampiamente atteso, a questo punto, che il Pil del primo trimestre risulti negativo per la prima volta dal 1976. I leader cinesi, tuttavia, stanno ripetendo ancora la possibilità di perseguire i target originari per il 2020 di almeno il 5,6%. Le ricadute economiche della pandemia potrebbero causare l’arresto dell’economia cinese mettendo a rischio di povertà più di 11 milioni di persone dell’Est asiatico, ha affermato la capo economista della Banca Mondiale per la regione Aaditya Mattoo. Anche nel migliore degli scenari ossibili, l’espansione della Cina avrebbe un freno al 2,3% dal 6,1% del 2019. “Stimiamo che la Cina potrebbe perdere fino a 18 milioni di posti di lavoro nel settore dell’export come risultato di una contrazione annua del 30% che ci aspettiamo nei prossimi uno o due trimestri”, hanno scritto gli economisti di Nomura in una nota, ipotizzando un tonfo del Pil a gennaio-marzo del 9%. “La pandemia sta accelerando e si sta diffondendo in tutto il mondo, avendo un grave impatto sulla crescita globale e i commerci”, ha spiegato Zhao Qinghe, uno degli esperti statistici dell’Nbs. “C’è anche la pressione sul controllo del contagio della Cina da casi importati, così che la ripresa economica e la supply chain hanno di fronte nuove sfide”. Nonostante la leadership comunista abbia dichiarato la vittoria sul Covid-19, i rischi dei contagi di ritorno e degli asintomatici restano alti, tanto da aver portato prima ad allentare le misure anti-contagio e poi a una repentina stretta, mettendo in dubbio la reale capacità di poter far ritornare nell’ immediato la produzione alla normalità.