La Cina risponde a Trump



GUERRA DEI DAZI/NEL MIRINO DI PECHINO FINISCONO 106 BENI “MADE IN USA”

PECHINO. La Cina ha risposto con una mossa “di pari ampiezza e intensità” alla nuova proposta di dazi al 25% da 50 miliardi di dollari annunciata dagliUsa:106beni “madeinUsa”sonofinitinel mirino di Pechino, in una reazione che ha colpito soprattutto soia, auto e aerei per altrettanti 50 miliardi. Le Borse hanno accusato il colpo, ma hanno via via recuperato o limitato i danni: Tokyo ha chiuso positiva (+0,13%), Shanghai e Shenzhen sotto la parità (-0,18% e -0,57%), i listini europei pocomossi(Milanoa-0,3%,Francofortea-0,37%), mentre Wall Street è passata dal -2% di apertura in territorio positivo. Dopo l’iniziativa svelata dal ministero cinese delle Finanze, quello del Commercio ha da parte sua spiegato di aver avviato i passi formali dinanzi all’Organizzazione mondiale del commercio verso le azioni americane considerate “contrarie alle norme del Wto”. Un doppio attivismo che, malgrado la nuova fiammataavvicinilaguerracommercialetraleprime due economie del pianeta, non ha impedito a Pechino di ribadire il proposito di voler trattare le dispute con Washington attraverso il dialogo, a condizione che ci sia “il rispetto reciproco”. Ma se il negoziato fallisse, la Cina andrebbe fino in fondo nel contenzioso, con conseguenze che prevedibilmente colpirebbero duramente l’economia mondiale e il suo faticoso ritorno sul binario della crescita. In aggiunta alla soia (Pechino compra il 62% della produzione Usa), agli aerei fino a 45 tonnellate (la Cina acquista il 25% degli aerei Boeing) e ai veicoli (la Cina è il secondo mercato dell’export Usa), nei dazi al 25% sono finiti whisky, tabacco, succo d’arancia, mirtillo rosso, cotone e alcuni veicoli elettrici, anche se resta indefinita la data di applicazione. La Cina ha preso le misure a “tutela dei legittimi diritti e interessi, salvaguardando il sistema del commercio multilaterale - ha puntualizzato il ministero del Commercio in una nota-.E’un’azione legittima, conforme ai principi del diritto internazionale”. Anche la reazione del presidente americano Donald Trump non si è fatta attendere. Dopo i contro-dazi, il tycoon si è affidato a Twitter per chiarire che “non siamo in una guerra commerciale con la Cina, quella guerra fu persa molti anni fa da incoscienti o incompetenti, da gente che rappresentava gli Usa. Ora abbiamo un deficit commerciale da 500 miliardi di dollari all’anno, con il furto di proprietà intellettuale che ne vale altri 300 miliardi. Non possiamo permettere che questo continui”. Alla stretta di marzo su acciaio e alluminio, Pechino ha replicato lunedì con beni mirati per 3 miliardi, tra cui la carne di maiale, il cui principale produttore americano e mondiale Smithfield è controllato da Wh Group, basato a Hong Kong. La Cina “non vuole una guerra commerciale dalla quale nessuno emergerebbe vincitore”, ma è pronta, “se gli Usa vogliono, a negoziati su basi paritarie e di mutuo rispetto”, ha notato Wang Shouwen, vice ministro del Commercio in un’affollata conferenza stampa del pomeriggio sui rapporti bilaterali. L’interscambio tra Cina e Usa è frutto della struttura economica dei Paesi e delle forze di mercato, più che dei governi. “Gli Stati Uniti si vantano di molte industrie che si sono auto limitate in termini di export verso la Cina. Minore export vale deficit commerciali più grandi”, ha aggiunto, definendo “inaccettabile” la richiesta a Pechino di ridurre il surplus di 100 miliardi. Quanto all’ipotesi che la scure possa cadere sui bond del Tesoro Usa in portafoglio e superiori ai 1.000 miliardi, Zhu Guangyao, vice ministro delle Finanze, ha rilevato nello stesso evento che la Cina “è un investitore responsabile ed è responsabile verso gli investitori sui mercati internazionali”. L’arma nucleare, secondo alcuni analisti, è per ora disattivata.


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