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La Corte dei Conti europea boccia la “Garanzia Giovani”



LAVORO/PROGRAMMA «TROPPO AMBIZIOSO». L’UE VOLEVA ARRIVARE A TUTTI GLI INATTIVI MA NON HA MANTENUTO LA PROMESSA

BRUXELLES. Assicurare ai giovani che entro quattro mesi dalla loro ultima attività di lavoro o di studio avrebbero avuto un'offerta di lavoro o di tirocinio, è stato un azzardo da parte della Ue, perché ovviamente la promessa non è stata mantenuta. E' la Corte dei Conti europea che boccia la 'Garanzia giovani', il programma su cui l'Unione ha puntato per alleviare l'enorme fardello della disoccupazione giovanile. Per la Corte si era fissato un obiettivo troppo ambizioso per poter funzionare e in molti Paesi, tra cui l'Italia, non ha aiutato a ridurre davvero il numero degli inattivi, che è tutt'ora il più elevato d'Europa. La critica è puntualizzata in un rapporto molto dettagliato che analizza l'attuazione dello schema di aiuto per i giovani in sette Paesi. Con risultati più o meno simili, che hanno portato la Corte alla conclusione che - a tre anni dall'adozione del progetto - "le aspettative non sono state rispettate". Prima di tutto, non tutta la platea dei giovani 'inattivi' (NEET), cioè senza impiego e non occupati a studiare, è stata raggiunta. Questo perché alcuni Paesi, tra cui l'Italia, non hanno saputo mettere in piedi un sistema di classificazione adeguato. Il nostro Paese ha deciso di mettere in piedi un nuovo data- base, ignorando quelli già esistenti. I giovani devono dunque iscriversi su questa nuova piattaforma, una cosa che, osservano gli esperti, li ha scoraggiati, oltre a creare un "inutile" aggravio burocratico: secondo i dati dello studio, prima della Garanzia Giovani i Neet registrati nei database dei disoccupati erano 925mila, cioè il 38% dei totali, percentuale precipitata al 2 per cento nel 2014 e ri- salita ad appena il 9 per cento nel 2015. L'Italia non ha previsto nessuna forma di incentivo, aggiungono gli addetti ai lavori, come invece accaduto in Irlanda, che ha dato ai ragazzi un piccolo sussidio. Un altro motivo di delusione risiede nel fatto che le proposte di lavoro avrebbero dovuto essere "sostenibili", aiutando i giovani ad integrarsi nel mercato, spiega Iliana Ivanova, una degli autori dello studio. Invece, "a soli sei mesi dalla fine del tirocinio solo il 54% è rimasto in una situazione positiva, e dopo dodici mesi soltanto il 48 per cento". Per l'Italia c'è anche stato un problema, noto al Paese, cioè i ritardi nei pagamenti, avvenuti in media dopo 64 giorni. Infine, c'è la questione econo- mica: nessuno dei sette Paesi presi in considerazione ha fatto una valutazione di quanto sarebbe costato far funzionare bene il progetto. La Corte dei Conti raccomanda quindi alla Ue, per future iniziative simili, di fissare obiettivi raggiungibili e fare analisi sui costi prima di mettere a punto gli schemi. E agli Stati chiede di tracciare un quadro completo del costo della Garanzia per i giovani, adeguare i sistemi ai fondi disponibili e fare in modo che le offerte di lavoro, istruzione o formazione corrispondano ai profili dei par- tecipanti e alla domanda del mercato del lavoro, conducendo in tal modo a un'occupazione sostenibile.


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