La difesa di Trump traballa



LA CNN ATTACCA IL PRESIDENTE: “SAPEVA GIÀ A GENNAIO DELLE BUGIE DI FLYNN"

WASHINGTON. Fermi, i legali di Donald Trump hanno da ultimo anche alzato il muro della Costituzione a difesa del presidente Usa verso il quale l’inchiesta sul cosiddetto Russiagate si avvicina a grandi passi. Ma quella linea di difesa potrebbe adesso vacillare se è vero, come riferisce la Cnn citando fonti, che il presidente Trump sapeva già a gennaio che l’allora consigliere per la sicurezza nazionale Michael Flynn aveva mentito. Aprendo definitivamente la porta all’accusa di aver ostacolato la giustizia, la “nube” che aleggia ormai da mesi sulla Casa Bianca. Ironia della sorte, a dettare la svolta potrebbe essere proprio un tweet del presidente Trump nei giorni scorsi, in cui ha affermato di aver licenziato Flynn perché aveva mentito al vice presidente e all’Fbi. E la ricostruzione è presto fatta, soprattutto da chi cerca la “pistola fumante”: Flynn lasciò il suo posto da consigliere per la sicurezza nazionale il 13 febbraio scorso, soltanto 24 giorni dopo il suo insediamento. Necessità dettata dal fatto che il generale in pensione aveva mentito al vice presidente sui suoi contatti con l’allora ambasciatore russo a Washington. Almeno questo si sapeva. Adesso Trump specifica che la decisione di lasciarlo andare fu dettata anche dal fatto che Flynn avesse mentito all’Fbi. Circostanza tra l’altro confermata dall’interessato con la sua recente ammissione di colpevolezza nell’ambito dell’inchiesta sul Russiagate guidata dal procuratore speciale Robert Mueller con il quale sta adesso collaborando. Un tweet che, secondo i democratici, potrebbe significare che Trump ha ostacolato la giustizia visto che Trump sapeva delle bugie di Flynn all’Fbi quando il 14 febbraio ha chiesto a Comey di lasciar andare le indagini sul suo ex consigliere alla sicurezza. Ma Trump nega, e anche di recente ha ribadito di non aver chiesto a Comey di interrompere l’inchiesta su Flynn. Il suo avvocato personale, John Dowd, ha intanto avanzato l’ipotesi che il presidente degli Stati Uniti non può essere considerato colpevole di intralcio alla giustizia perché lo esclude di fatto la Costituzione. Mueller però non si ferma e opera su più piani, in una inchiesta a tutto tondo e per la quale in cinque mesi sono stati spesi circa sette milioni di dollari: 3,2 milioni per le attività della squadra da lui guidata e altri 3,5 milioni per dipartimento di Giustizia ed Fbi. Così nonostante il monito del presidente, Mueller sembra aver aperto anche un dossier finanziario, scavando nei conti “tedeschi” di Donald Trump. Il procuratore speciale avrebbe infatti chiesto alla Deutsche Bank di condividere ogni informazione relativa alle somme riconducibili al tycoon e alla sua famiglia. La richiesta - secondo quanto riferiscono alcuni media in Germania e in Usa - risale a qualche settimana fa. Deutsche Bank ha in passato respinto richieste simili a quelle avanzate dal procuratore Mueller citando leggi sulla protezione della privacy e, stando a fonti di stampa, ha al momento affermato che non intende commentare su alcuno dei suoi clienti.


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