La difesa: no all’ergastolo



BERGAMO. Temi strettamente proces- suali e non, soprattutto mediatici, si in- trecciano in modo inestricabile nell'ar- ringa dei difensori di Massimo Bossetti al termine della due giorni che li ha visti impegnati a cercare di evitare all' unico imputato per l'omicidio della tredicenne Yara Gambirasio la condanna all'ergastolo e a sei mesi di isolamento diurno chiesta dal pm Letizia Ruggeri.

Una richiesta che, per gli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, otre che "illegale" è "una pena di morte maschera- ta": "Lo ha detto anche ha anche il Papa - hanno spiegato - e viola tutti i principi della Costituzione: è una stortura del nostro ordinamento, pensateci mille e mille volte", dicono rivolti ai giudici. Camporini, poi si volge verso Bossetti, seduto al suo fianco e scandisce: "Caro Massimo, ora mi rivolgo a te: se sei innocente non confessare mai, ti hanno distrutto come uomo e come padre, questo non te lo restituirà nessuno". E a distruggere Bossetti sarebbe stata la tenaglia tra inquirenti e parte della stampa "che ha pubblicato tutto e di più", come la corrispondenza tra il muratore e la detenuta Gina: lettere che per la difesa sono state strumentalizzate "sottolineandone l'aspetto pruriginoso" per "far passare l'idea di un predatore sessuale" mentre vi traspare un "tono sussiegoso e rispettoso" e sono presenti "pensieri di disperazione e sconforto". Con Bossetti sarebbe stato utilizzato un metodo "noto da Mani Pulite": "custodia cautelare e indizi buttati lì per fare confessare", mentre Salvagni e Camporini sono tornati all'attacco sulla validità del Dna trovato sul corpo di Yara e che le indagini hanno attribuito al muratore di Mapello. Salvagni ha elencato quelle "anomalie" che, a suo avviso, inficereb- bero il risultato finale. Questo per via una procedura, caratterizzata anche da "utilizzo di kit scaduto", il cui risultato è "da cestinare". Problemi anche riguardo la "catena di custodia" dei reperti che sono stati analizzati. "Sono state rispettate le regole, io credo di no", ha aggiunto il legale secondo il quale, per questo motivo, quel Dna "può essere stato contaminato". Gli avvocati invitano a esplorare "ipotesi alternative": "Nessuno ha visto la minore fuori dal centro sportivo; nessuno ha visto l'imputato e nessuno ha visto il mezzo dell'imputato". Dagli esiti degli accertamenti sulle sfe- rette di metallo trovate sul corpo e dal fatto che nessuna traccia di Yara sia ta trovata sui mezzi a disposizione di Bossetti emergerebbe "tutt'altra storia" rispetto a quella ipotizzata dalla Procura. "Quella ragazza è stata aggredita altrove, è stata portata in un altro posto in cui il corpo è stato avvolto - sostengono -: Si tratta di tut- t'altra storia. vi è un altro luogo, vi è l'ipotesi della pre- senza di più persone. Questo comporterebbe tutt'altra indagine". Quello di Yara è stato un omicidio "commesso da un sadico" e l'autore non può essere Bossetti. "Chi commette reati di questo genere è "lontano dalla vita reale, è un tipo strano, con abitudini notturne - argomentano gli avvocati -. Bossetti non usciva praticamente di casa - ha osservato - e forse ha bevuto una birra in un supermercato: era solo casa e lavoro; quasi fosse ai domi- ciliari". Che la temperature del processo e intorno al processo si sia alzata in questi mesi al livello di guardia è dimostrato anche dall'intervento dell'Ordine nazionale dei giornalisti: "Da alcune settimane - sottolinea l'organismo - sono purtroppo sempre più frequenti le offese, le minacce di morte e di aggressione espresse tramite i social network e via web ad alcuni giornalisti che stanno seguendo il processo a carico di Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio". L'Ordine nazionale "esprime piena solidarietà ai colleghi e sollecita l'intervento delle autorità competenti affinché ai giornalisti sia consentito di poter continuare a svolgere il loro lavoro per garantire ai cittadini il diritto ad essere correttamente informati".