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La Fede nella forza della parola

INCONTRO CON IL CARD. GIANFRANCO RAVASI SUL RAPPORTO TRA LETTERATURA E RELIGIONE

di Maria Teresa Rossi



In occasione, delle celebrazioni religiose solenni, la dimensione di Roma come polo religioso sollecita riflessioni e approfondi- menti su temi teologici interessanti che coin- volgono tutti, credenti e non credenti. Per la Chiesa il Ferragosto celebra l’Assunzione in cielo di Maria Vergine, madre di Gesù, che alla fine della sua vita terrena fu elevata in cielo, con l’anima e con il corpo. Roma, tra- dizionale meta di turismo estivo anche reli- gioso, ha nella Basilica di San Pietro, simbo- lo della cristianità nel mondo, il suo punto di maggiore attrazione e nella Santa Sede il ri- ferimento su tematiche di attualità teologica e culturale. Le sette Accademie Pontificie, tre di natura teologica e tre di natura storica, che per Giovanni Paolo II “offrono un pre- zioso contributo, orientando le scelte cul- turali della comunità cristiana, proponen- do occasioni e strumenti di confronto tra fede e culture, tra rivelazione e problema- tiche umane” afferiscono al Pontificio Con- siglio per la Cultura in Vaticano, il cui coor- dinatore è il cardinal Gianfranco Ravasi, membro della più antica tra le sette Accade- mie, l’Accademia di Belle Arti e Lettere dei Virtuosi al Pantheon. L’Osservatorio Roma, con America Oggi, ha incontrato il cardinal Ravasi al Palacio de Espana, in Piazza di Spa- gna, per una conferenza sul rapporto tra let- teratura e religione arricchita dalle testimo- nianze personali del cardinal Ravasi e dello scrittore spagnolo Javier Cercas, nel corso della quale sono stati citati ed evocati scrit- tori importanti che hanno scritto pagine fon- damentali nella letteratura contemporanea, determinando, in alcuni casi, l’avvicinamento o l’allontanamento dalla Fede.

Eminenza, come si può raccontare la potenza della Fede a chi non ha gli stru- menti culturali per potersi accostare a letture importanti?

C’è una via fondamentale che ha adottato Cristo stesso. Noi dobbiamo ritornare alla parabola, al simbolo, al racconto e solo at- traverso il racconto, la verità diventa incisi- va. Se noi usiamo un linguaggio troppo astrat- to, teorico, sulle persone semplici, ma non solo su di esse, non possiamo più incidere in un’epoca nella quale domina soprattutto l’immagine. Ecco perché la Chiesa deve abi- tuarsi a ritornare ancora alla parabola.

Parlare di parabola, significa ripro- porre la forza prorompente della parola e quindi del Vangelo?

Certo, la forza della parola consiste nella capacità di avere in sé l’epifania, di rivelarsi, di manifestarsi come parola che non sia chiacchiera. Ed è per questo che le grandi parole sacre sono ancora quelle del Vange- lo, all’occorrenza capaci di incidere, ferire, artigliare l’anima. Il Vangelo è ancora e sem- pre la parola fondamentale. Io stesso mi li- mito a riportare le parole del Vangelo anche nella comunicazione sui social che oggi fa parte della nostra vita, senza aggiungere com- menti. La forza della parola del Vangelo si fa strada da sé.

Cosa intende quando afferma, con una metafora che rimanda alla musica, che la cultura ha bisogno di dialogo e di duetto, dueparolecapacidicreare armonia?

Il dialogo è alla base di una Chiesa non solo delle religioni ma anche della cultura, che pur- troppo spesso si ritira, usa la provocazione e non invece la capacità di creare un confronto di temi e di verità. Non esiste un tema difficile che non possa essere comunicato. Certo la divulgazione è sem- pre un po' una approssimazione, però è fuor di dubbio che i grandi scienziati o i grandi scrittori si fanno comprendere molto più di quelli che cercano di essere sofisticati ma alla fine raccontano più che comunicare.

Un altro tema sempre attuale è il rap- porto tra Fede e Arte, sulla scia di un dia- logo che negli anni ha subito evoluzioni e mutamenti. La lettera agli artisti di Papa Paolo VI, oggi Santo, alla fine del Concilio Vaticano II, che ruolo ha avuto nella distensione dei rapporti tra Fede e Arte e conseguentemente anche sulla Ac- cademia dei Virtuosi del Pantheon?

E’ stato un testo fondamentale, che ha fatto seguito al discorso tenuto dal Papa, qua- si completamente a braccio, nella Cappella

Sistina nel 1964, rivol- to agli artisti per ricuci- re il divorzio tra Arte e Fede iniziato nella prima metà del Novecento. Fino ad allora Arte e Fede erano state due sorelle che per secoli han- no camminato insieme e il frutto del loro procedere in simbiosi ha creato capolavori che popolano le nostre chiese, le pinacoteche, i musei di tutto il mon- do. Quando Paul Klee descrive la sua arte di- cendo che l’arte non rappresenta il visibi- le, ma l’invisibile che è visibile, dà una defi- nizione della teologia che ci fa scoprire, al- l’interno del reale, l’immanenza e la trascen- denza. Questo filo che le univa ad un certo punto si era interrotto, per ragioni varie, da imputare ad entrambi gli attori. Papa Paolo VI è stato il primo che ha marcato la necessi- tà di un ritorno al dialogo e all’incontro. Il suo discorso del 1964 è stato fondamentale, doppiamente significativo perché la Chiesa ha riconosciuto le sue colpe per aver lascia- to che gli artisti cercassero simboli, narrazioni e figure diverse rispetto alla tradizione religiosa ma al contempo li ha stimolati a non abbandonarsi a percorsi di dissolvenza o dis- soluzione e a ritentare l’incontro. La Lettera agli Artisti è una tappa importante, a cui ha fatto seguito l’apertura di Papa Giovanni Pa- olo II nel 1995 ad altre Classi da inserire nel- l’Accademia dei Virtuosi.

Il discorso di Papa Paolo VI si con- cludeva con un accorato appello rivolto agli artisti affinche’ si ridiventasse ami- ci, nel perdono reciproco, facendo la pace. Per sempre amici può essere il motto e l’impegno dell’Accademia dei Virtuosi oggi?

Certamente, potremmo idealmente im- maginare che l’Accademia abbia come sco- po quello di ritessere l’amicizia tra l’artista e il credente, e l’alleanza tra la Fede e l’Ar- te che assume un significato particolare in quanto non soltanto abbiamo bisogno reci- procamente gli uni degli altri, ma anche di essere insieme per riportare, nel deserto della cultura e della società contemporanea, i gran- di valori che erano espressi attraverso i sim- boli, le figure, le narrazioni di temi religiosi.

L’Accademia si è arricchita dallo scorso 19 marzo di 13 nuovi Virtuosi. Le loro biografie rivelano un dato interes- sante dal punto di vista anagrafico. Alcu- ni sono molto giovani. Quale messaggio lancia questa evidente innovazione?

Indubbiamentelanciailmessaggio che non solo quello ormai codificato fa parte della tradizione artistica, ma anche quello che si sta elaborando. Le nuove generazioni stan- no aprendo percorsi nuovi, per quanto riguar- da l’arte, la letteratura, la poesia, il cinema, le nuove espressioni artistiche. Ed è per que- sto che è necessario che nell’Accademia ci sia non solo chi ha realizzato ormai in pie- nezza il suo percorso, ma anche chi lo sta iniziando con una sua originalità che potrà avere sbocchi futuri e che può ora confron- tarsi con chi ha fatto già un lungo percorso.

Eminenza, per tornare all’importan- za della parola, Lei manifesta grande at- tenzione alla platea dei giovani. L’inizia- tiva digito, ergo sum destinata ai ragazzi delle scuole superiori ha avuto un gran- de successo

I dialoghi sulla straordinarietà della lin- gua latina hanno suscitato grande interesse ed entusiasmo. Il museo Maxxi, che li ha ospitati, ha dovuto bloccare gli accessi per l’inatteso numero degli studenti che hanno partecipato. L’importanza del messaggio ar- rivato ai giovani è che il latino è una straordi- naria invenzione mentale per riuscire a favo- rire la capacità della logica intellettuale. Molto successo ha avuto un volume che tra- duce in latino i tweets di Papa Francesco che ha più di un milione di followers e questo sforzo di tradurre in latino la contempora- neità è molto interessante e da apprezzare.

La ricerca artistica in tutte le sue espressioni, il rapporto tra Fede e Arte, il dialogo con il presente, sono le attività che caratterizzano l’Accademia?

Certo, con un impegno che è teso a favorire la pienezza della realizzazione umana, promuovendo un costruttivo rapporto tra Arte e Fede, con l’auspicio che esse siano amiche per sempre.

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