La Francia si è commossa



PARIGI. "Unità e fratellanza di fronte alla barbarie": nell'ultima domenica di luglio migliaia di musulmani di Francia si sono uniti a messa al fianco dei cattolici per rendere omaggio a Padre Jacques Hamel, sgozzato a morte cinque giorni fa mentre diceva messa nella chiesetta normanna di Saint-Etienne-du-Rouvray vicino a Rouen. Mentre sulle colonne del Journal du Dimanche, il premier Manuel Valls, invita i seguaci di Maometto a "mobilitarsi in massa" contro il terrorismo l'inedita iniziativa del Consiglio francese del Culto musulmano si rivela un grande successo.

E forse non è un caso se proprio nel giorno in cui cristiani, musulmani e anche numerosi ebrei pregano insieme contro il terrore il Califfato abbia fatto uscire la sua rivista 'ideologica' Dabiq. In copertina un militante con la bandie- ra del Califfato che abbatte una croce sul tetto di una chiesa ed il titolo 'Rompiamo la Croce', mentre al suo interno, invita i 'soldati nascosti' ad attaccare i 'crociati'. La solita violenta propaganda, mentre a Parigi e ai quattro angoli della République si assiste a scene mai viste prime con Imam, donne velate e fedeli islamici in prima fila davanti alla figura del Cristo in croce.

"Siamo qui per trasmettere il nostro messaggio di pace e solidarietà alla comunità cristiana. La nostra presenza vale più di tante parole", ha esultato il presidente del Consi- glio francese del culto musulmano, Anouar Kbibech, esprimendosi davanti a Notre-Dame- de-Paris. Poco prima, il suo predecessore e rettore della Grande Moschea di Parigi, Dalil Boubakeur, aveva detto che la partecipazione dei musulmani alla messa è "un atto fondamentale nella storia delle nostre due religioni in Francia". "Non abbiamo mai avuto un legame così forte", ha aggiunto, spiegando che "oggi la situazione è molto grave. E' arrivato il momento di cambiare i nostri comportamenti, di non dividerci".

Commozione nella cattedrale di Rouen, appena dieci chilometri da Saint-Etienne-du- Rouvray, dove almeno 2mila fedeli cattolici accompagnati da un centinaio di musulmani si sono raccolti per rendere omaggio al parroco assassinato dai jihadisti. E' qui che dopo- domani si celebreranno i funerali di 'Frère Jacques'. Mentre la moschea di Saint-Etienne si è rifiutata di seppellire Adel Kermiche.

"Accogliamo oggi i nostri amici musulmani", ha esordito monsignor Lebrun che ha celebrato la messa dopo il rientro d'urgenza da Cracovia. "Hanno voluto farci visita stamane e voglio ringraziarvi a nome di tutti i cristiani. In questo modo voi sottolineate che rifiutate i morti e la violenza in nome di Dio. Come noi l'abbiamo sentito direttamente da voi, questo non è l'Islam".

Stesse scene nella basilica di Saint-Denis, nella banlieue difficile di Parigi, a poche centi- naia di metri dal covo in cui si nascose Adelhamid Abaaoud dopo gli attentati del 13 novembre.

"Questi barbari che pensano di dividerci non fanno altro che rafforzare il nostro legame con cristiani", dice Amina, il capo coperto da un coloratissimo foulard davanti alla catte- drale dove sono sepolti i re di Francia. La mes- sa? "Torneremo ancora, finché ci sarà biso- gno, nessuno potrà mai fermare la grande marci della fratellanza", le fa eco Janine.

Nel cuore della capitale, a Saint-Paul, Pa- dre Pierre Vivares, ha letto alcuno passi della bibbia in arabo. A Notre-Dame, dove ieri sera si è tenuta una seconda messa, il vicario di Parigi, Denis Jachet, ha tenuto a sottolineare che è stata la comunità islamica ad "assumere l'iniziativa. La loro presenza durante la messa ha una portata simbolica fortissima".

Musulmani davanti all'altare anche alla Goutte d'Or, uno dei quartieri più difficili e multietnici di Parigi, dove nella parrocchia neogotica di Saint-Bernard si è celebrata una messa commovente.

In un intervento pubblicato ieri mattina sul Journal du Dimanche, Manuel Valls, aveva chiesto un "impegno massiccio e potente, a cominciare dai musulmani. Li invito ad agire nella loro famiglia e nel loro quartiere". Il premier è quindi tornato a sottolineare la necessità di di "ricostruire l'Islam di Francia". Per lui bisogna "ripensare completamente la formazione degli Imam". Quanto ai luoghi di culto che ospitano predicatori radicali - ha avvertito - "sono e saranno sistematicamente chiusi".

Sullo stesso giornale 41 francesi di religione musulmana - tra cui imprenditori, medici, giornalisti - hanno lanciato un appello ad agire. "Noi musulmani - si legge nella petizione - eravamo silenziosi perché avevamo imparato che in Francia la religione è una questione privata. Oggi dobbiamo parlare perché l'Islam è diventato una questione pubblica e perché l'attuale situazione è intollerabile".

Quanto alle indagini Farid K, un cugino di Abdel Malik Petitjean, è stato incriminato per partecipazione ad un attentato terroristico. Per gli inquirenti "era perfettamente a conoscenza, se non del luogo o del giorno preciso, del- l'imminenza di un progetto di azione violenta del cugino".


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