La Germania preme sulla Bce



FRANCOFORTE/WEIDMANN DELLA BUNDESBANK CHIEDE UNA DATA PER LA FINE DEL QE

FRANCOFORTE. Il 2018 riparte con la Germania che non allenta il pressing sulla Banca Centrale Europea: l’istituto di Francoforte, secondo Jens Weidmann, dovrebbe fissare una data per la fine del programma di quantitative easing, invece che lasciarlo con scadenza aperta. Il numero uno della Bundesbank e membro del Board dell’Eurotower, nonché uno dei principali candidati alla successione di Mario Draghi al termine del suo mandato di presidente fissato per l’ottobre 2019 ritiene “legittimo” fissare una scadenza al QE: “L’evoluzione dei prezzi - spiega al quotidiano spagnolo El Mundo - corrisponde ad un livello sufficiente al mantenimento della stabilità dell’inflazione”, anche perché “la verità è che, anche dopo il termine degli acquisti, la politica monetaria rimarrà molto espansiva”. La Bce, al momento, si è impegnata ad acquistare bond almeno fino al prossimo settembre, ma gli operatori prevedono che gli acquisti proseguiranno oltre quella data. Proprio questo mese Francoforte, come anticipato, inizierà inoltre a dimezzare gli acquisti mensili, portandoli dai precedenti 60 a 30 miliardi di euro. In realtà, però, gli ultimi dati sull’inflazione nell’Eurozona non sembrano confortare a pieno la visione di Weidmann: a dicembre i prezzi sono saliti dell’1,4%, rallentando rispetto all’1,5% di novembre, e soprattutto l’inflazione sottostante (che esclude beni come cibo, energia e tabacchi) resta ancorata ad un deludente 0,9% del novembre 2017 e soprattutto del dicembre 2016, un livello ancora lontano dai parametri della Bce che la fissano al 2% come livello ideale. “L’Euroboom è dappertutto tranne che nel tasso di inflazione”, commenta sarcastico un economista di Ing al Wall Street Journal. Non solo, a inizio 2017 i prezzi dell’energia subirono un brusco aumento, cosa che presumibilmente non si ripeterà a breve, e quindi è ipotizzabile che la curva inflazionistica continui a scendere nei prossimi mesi, per poi iniziare una lenta risalita a partire dal prossimo marzo. “L’inflazione potrebbe finire sulle montagne russe a causa di possibili sbalzi del prezzo del petrolio - spiega Abn - ma fin quando rimarrà piatta quella sottostante la Bce resterà prudente”. Resta il fatto che le scelte della Bce saranno osservate con attenzione dai mercati, che si sono appena messi alle spalle una prima settimana d’anno fra le più positive che si ricordino: i listini statunitensi hanno tutti aggiornato i propri record, il Vecchio Continente è stato trainato dall’andamento di New York e Tokyo ha rivisto i massimi di quasi 30 anni fa. Con l’euro che sale, il petrolio che si è consolidato sopra i 60 dollari, la crescita dell’Eurozona che si è rivelata la maggiore dall’inizio della crisi, e soprattutto le scelte fiscali d’oltreoceano che rischiano di accentuare la già presente debolezza del dollaro, diventerà difficile per Draghi tenere a freno le crescenti richieste del fronte dei falchi: oltre ai ‘soliti’ Weidmann e la connazionale Sabine Lautenschlaeger, anche Benoit Coeure sta iniziando a sposare una linea meno espansiva.