La Juventus stringe i tempi

ALLENATORI/La società vuole chiudere entro pochi giorni, ma la situazione si è complicata



TORINO. Dopo il trionfo del Chelsea a Baku, il primo trofeo nel suo palmares, Maurizio Sarri è probabilmente arrivato a un bivio: una strada lo riporta, anzi lo farebbe restare, a Londra, l'altra potrebbe condurlo a Torino, in quella Juve di cui aveva tante volte evidenziato il vantaggio in termini di fatturato. Nel dubbio non passeranno più di un paio di giorni, quelli necessari a incontrare la dirigenza dei Blues per discutere il rinnovo del contratto, con conseguente sostanzioso ritocco, e poi, eventualmente, andare al rendez-vous con i vertici del club bianconero. L'Europa League vinta nella capitale armena nel derby londinese contro l'Arsenal potrebbe avere riavvicinato Sarri ad Abramovich, ma le sirene della Juve potrebbero essere irresistibili per l'ex allenatore del Napoli. Sul piano economico è difficile che ci siano problemi: Sarri guadagnava 1,4 milioni a Napoli - uno dei motivi principali che l'aveva spinto al divorzio da de Laurentiis - al Chelsea è passato a 3,5 (con contratto fino al 2021), alla Juve potrebbe 'accontentarsi' di 6 milioni netti all'anno. Quasi un altro raddoppio, che tra l'altro consentirebbe alla Juventus di scendere rispetto ai 7,5 netti dell'ingaggio di Massimiliano Allegri. Non tutti gli sforzi della Juve sono comunque concentrati su Sarri, che oggi appare la prima scelta: restano in piedi le ipotesi di Pochettino e Klopp, avversari domani nella finale di Champions League al 'Wanda Metropolitano' di Madrid. Domenica o al massimo lunedì prossimo, quindi, potrebbe essere la data limite per il sospirato nome della nuova panchina bianconera. Poi il mercato avrà un'accelerazione. Ieri, con il punto inter- rogativo accanto al nome del tecnico, la posizione di molti giocatori - da Pjanic a Dybala, da Douglas Costa a Cancelo - è in stand by. "Sarri ha vinto meritatamente una partita non facile, ha degli ottimi giocatori, che però in generale giocano poco per la squadra", è il commento di Arrigo Sacchi. Sotto quest'aspetto alla Juve la musica sarebbe diversa: anche i big, se non proprio sacrificarsi, hanno sempre dato esempio di conoscere perfettamente l'importanza del gruppo. A modo sui si è comportato così lo stesso Cristiano Ronaldo.

In attesa che si finisca di sfogliare la margherita, ieri la Juventus ha vissuto un'altra tappa significativa al Museum, con la consegna della maglia di Andrea Barzagli, fresco di ritiro dal calcio giocato. Un siparietto con Buffon, Bonucci e Chiellini ha vivacizzato la cerimonia. I compagni che hanno formato una delle difese più inossidabili, la BBC o BBBC, sono sbucati da dietro un totem del museo. I quattro si sono scambiati pacche sulle spalle, battute scherzose e aneddoti. "Sta di fatto che io smetto prima di Gigi", ha scherzato Barzagli rivolto a Buffon. Il portiere ha ammesso di avere dimenticato la giocata difensiva più incredibile ricordata da Chiellini in Italia-Inghilterra ai Mondiale: "Un intervento alla disperata che poteva solo trasformarsi in autogol - ha detto il capitano bianconero - e invece Andrea è riu- scito a salvare la porta". L'ammirazione di Bonucci è invece per il tempismo di Barzagli: "Lo guardavo in allenamento e mi chiedevo 'come è possibile un difensore che non fa mai ricorso alla scivolata...', ma lui arrivava sempre prima sulla palla, e pulito". "Una delle mie forze - ha detto Buffon - è stato proprio lui, gli devo dire grazie se la mia carriera è stata così lunga e performante".

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