La Lega si spacca in due



MILANO. Un centinaio di milioni di euro. È quasi tutta economica la causa della spaccatura che si è consumata in Lega Serie A fra Napoli, Roma, Juve, Milan, Inter, Fiorentina, e le 14 società medio-piccole, e avvicina il commissariamento.

Non c’è intesa sull’elezione di presidente e consiglieri federali, ma prima ancora sulla riforma dello statuto, in particolare sulla modifica la ripartizione delle risorse. Ora la torta da oltre un miliardo di euro a stagione è divisa al 40% in parti uguali, al 30% per bacino d’utenza e al 30% per meritocrazia. Quando, dopo un mese di trattative, le medio-piccole, guidate dal n.1 della Lazio Lotito, hanno proposto la formula 50-20- 30, le sei big hanno abbandonato.

Rimaste sole, le medio-piccole (da sole avrebbero numero legale e quorum per rinnovare le cariche ma non per votare lo statuto) hanno riconvocato l’assemblea martedì prossimo, quando però è in programma anche l’assemblea genera- le dell’Eca, l’Associazione dei club europei. Di fronte alle proteste delle sei grandi, che hanno minacciato di disertare, l’assemblea può slittare di qualche giorno ma il tempo per ricucire è poco.

C’è un minimo di incertezza anche sul Consiglio federale in programma lunedì a Coverciano per nominare i vicepresidenti della Figc. In quell’occasione dovrebbe essere deliberata la decadenza dei consiglieri federali della A, ed è previsto un ultimatum (fino a Pasqua o un paio di settimane oltre) per il rinnovo delle cariche, altrimenti l’as- sociazione motore del calcio italiano verrà commissariata, una soluzione “indispensabile se non si dovesse arrivare a un accordo nei tempi previsti delle norme”, ha notato il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

L’ipotesi è diventata concreta quando, a un’ora e mezzo dall’inizio della quarta puntata dell’assemblea elettiva, le big si sono presentate in sala stampa. “Vista l’insanabile frattura con le altre squadre, Napoli, Roma, Juve, Milan, Inter, Fiorentina, che rappresentano l’80% dei tifosi italiani, hanno deciso di andarsene perché è impossibile, almeno allo stato attuale delle cose trovare una soluzione” ha annunciato l’ad rossonero Galliani al fianco dei dirigenti degli altri 5 club, sottolineando che “gli aspetti economici della vicenda sono come sempre preponderanti. La governance è la foglia di fico per finire ai solito i problemi che ci sono in questa Lega”. “Le nostre proposte sono assolutamente ragionevoli”, ha replicato il n.1 del Cagliari, Giulini, a nome delle medio-piccole - compattate dalle rivendicazioni economiche -, che hanno finalmente presentato le loro osservazioni: 9 punti in cui chiedono fra l’altro il paracadute per le retrocesse su base percentuale e non in valore assoluto (ora è di 60 milioni di euro), la modifica dei crit ri di ripartizione, e respingono la possibilità che i consiglieri federali possano essere l’ad e il consigliere delegato della Lega (due figure esecutive della nuova governance), come proposto dalle big. Di fronte a questo stallo è saltata anche la possibilità di nominare i consiglieri federali con l’attuale statuto (Marotta della Juventus e Fenucci del Bologna erano i favoriti), e resta del tutto incerta la corsa alla presidenza, per cui si sono fatti i nomi di Simonelli, Libertini, Canta- messa e Squitieri, il candidato di Lotito. Il presidente della Lazio e patron della Salernitana è protagonista annunciato anche sabato all’assemblea della Lega B. Si contano i voti, Lotito potrebbe candidarsi alla presidenza o lanciare Sagramola, ma deve fronteggiare un’opposizione che tenta di far mancare il numero legale.