“La Libia non è una colonia”



MIGRANTI/L’ITALIA CHIEDE UNA CONFERENZA “INCLUSIVA” PER STABILIZZARE IL PAESE

ROMA. Una Conferenza “inclusiva”, aperta a tutti i protagonisti della scena libica, con l’obiettivo di stabilizzare il Paese e avviare la transizione democratica senza la spada di Damocle delle elezioni, perché la Libia non va trattata come “una colonia” e le sue elezioni “non possono essere decise da una potenza straniera”. Ovvero la Francia. E’ la linea italiana per la Conferenza d’autunno sulla Libia, a pochi giorni dal bilaterale tra il premier Giuseppe Conte e il presidente Usa Donald Trump, nel quale Washington ha garantito il proprio sostegno. L’obiettivo - sottolineano fonti del governo - è che la conferenza sia propedeutica alla fase di riconciliazi- one nella Libia prima della quale, come emerso anche dagli incontri della ministra della Difesa Elisabetta Trenta a Tripoli e Misurata, le elezioni entro l’anno, volute fortemente dalla Francia, non possono essere la soluzione definitiva. Come sottolineato, di recente, anche dal ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi, secondo il quale “non può essere una potenza straniera a decidere la data” del voto. Ma Parigi è sorda, e ha ribadito la propria linea proprio negli stessi giorni della missione della ministra in Libia, la scorsa settimana: il capo della diplomazia francese Jean-Y ves Le Drian - dopo una tappa a Tripoli - ha incontrato a Tobruk Khalifa Haftar ed il presidente del parlamento, ovvero i due principali oppositori del governo di unità nazionale guidato da Fayez al Sarraj. “Ho registrato la grande determinazione di Saleh”, ha detto Le Drian parlando delle elezioni, confermando la data del 10 dicembre, quella decisa - senza che le parti firmassero però alcun impegno - nella Conferenza di Parigi del maggio scorso. Ma la Francia insiste e ha messo sul piatto 850.000 euro per l’organizzazione delle elezioni. Alla conferenza di Roma, il governo italiano ha intenzione di invitare tutti gli attori coinvolti, dal premier libico Fayez al Sarraj al maresciallo Khalifa Haftar fino agli Emirati Arabi e all’Egitto. Moavero è atteso al Cairo a stretto giro e in agenda ci sarà certamente anche la Libia. Sulla presenza della Francia alla conferenza in Italia - spiegano fonti di governo - non c’è alcuna preclusione a patto, si osserva, che venga ribadito il fatto che la guida di questa fase di riconciliazione è italiana. “Ben venga la Conferenza sulla Libia in Italia che è il Paese più vicino a noi, sia dal punto di vista politico che economico, ha tutto il diritto di organizzarla”, ha commentato all’ANSA il neo-ambasciatore libico a Bruxelles, Hafed Gaddur. “L’importante è che non si faccia come in passato, e che il governo di unità nazionale libico abbia un ruolo centrale nell’iniziativa”, ha sottolineato riferendosi a passati incontri. Piena sintonia con Roma sulle elezioni: “Noi tutti vogliamo le elezioni in Libia, ma serve un quadro di garanzie, una intesa nazionale sul rispetto del risultato”, ha sottolineato Gaddur. “Ancora dobbiamo votare per il referendum costituzionale, senza una Costituzione quale legittimità avrebbero le elezioni?”, ha sottolineato. “Ad oggi le condizioni non ci sono, ci vuole tempo”, ha concluso Gaddur. E intanto il Parlamento libico ha rinviato proprio ieri di altri 15 giorni il voto sul testo costituzionale, che verrà poi sottoposto a referendum.