La mafia dei supermercati



MILANO.Le mani della mafia ancora una volta si allungano sulla Lombardia, e nuovamente su Milano, capitale economico-finanziaria cui spetterebbe, nei piani logistici dei clan, l’approvvigionamento di denaro.

Una nuova operazione della Direzione distrettuale antimafia ha infatti accertato infiltrazioni dei Laudani di Catania in appalti che avrebbero coinvolto un colosso della grande distribuzione, la Lidl, e un consorzio di vigilanza che ha in gestione, tra le altre cose, la sicurezza del Tribunale di Milano. Indagini che hanno portato all’esecuzione di15 misure di custodia cautelare al Nord(di cui 11incarcere,3 agli arresti domiciliari e 1 divieto di dimora) e di due fermi al Sud, a vario titolo per associazione per delinquere, aggravata dall’aver favorito un clan mafioso. Persone ritenute al servizio dei Laudani, esponenti di primo piano della criminalità,come hanno precisato il Procuratore aggiunto Il da Boccassini e il sostituto procuratore della Dda Paolo Storari: “Una famiglia ritenuta il braccio armato di Nitto Santapaola”. Tra le misure emesse anche l’amministrazione giudiziaria per 4 direzioni generali della multinazionale Lidl (unainLombardia,due inPiemonte e una in Sicilia per un totale di 218 punti vendita). Il sequestro delle quote di 10 società e cooperative riconducibili al “gruppo Sigilog”di Cinisello Balsamo (Milano), operanti nel settore della logistica, del facchinaggio e dei servizi alle imprese, alle cui dipendenze risultano circa 190 addetti. Quello di 3 immobili,oggetto di intestazione fittizia. E ancora il sequestro di 5 società riconducibili alla “Securpolice Group scarl” di Cinisello Balsamo, operante nel settore della sicurezza e della vigilanza,alle cui dipendenze risultano circa 600 dipendenti. La presunta associazione per delinquere avrebbe ottenuto “commesse e appalti di servizi in Sicilia”da Lidl Italia e Eurospin Italia attraverso “dazioni di denaro a esponenti della famiglia Laudani”, clan mafioso “in grado di garantire il monopolio di tali commesse e la cogestione dei lavori in Sicilia” e “non può essere invocata una posizione di buona fede” dei dirigenti delle direzioni generali Lidl di Volpiano(Torino),Biandrate(Novara), Somaglia (Lodi) e Misterbianco (Catania)

Gli inquisiti, secondo le accuse, effettuavano “una pluralità di delitti di emissione di fatture per operazioni inesistenti, dichiarazione fraudolenta mediante l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omessa dichiarazioneIva,omessoversamento Iva, appropriazione indebita, ricettazione, traffico di influenze, intestazione fittizia di beni, corruzione tra privati” fungendo da vero e proprio “serbatoio finanziario del clan”, come scrive il gip di Milano, Giulio Fanales.

Dal quadro investigativo poi, emerge ancora una volta che “corrompere in Italia è facile” e che “si pagano non solo i funzionari e i dipendenti ma anche i pensionati e chiunque possa avere influenza o segnalare i corruttibili”.Ma soprattutto che la mafia “cerca la polverizzazione dei dati”.“Siamo di fronte a fatture false anche di mille o duemila euro - hanno spiegato gli inquirenti in una conferenza stampa in Questura-Volumi non elevati, per scelta”. Abbassare la soglia dei movimenti di liquidità rappresenta infatti “l’evoluzione del sistema di corruzione in Italia”.

Il coinvolgimento di società appaltatrici della vigilanza del Tribunale di Milano non avrebbe evidenziato, però - almeno a questo stadio delle indagini - una minaccia alla sicurezza del Palagiustizia milanese o delle sue attività.


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