La missione è compiuta



LA “TRE GIORNI” IN BANGLADESH CONCLUDE LA VISITA DEL PAPA IN ASIA

DACCA.Con il forte invito alla“amicizia sociale”, a imparare a confrontarsi con tutti e non pensare “io sono buono, tu sei cattivo” il Papa si è congedato dal Bangladesh, e questo invito rivolto ai giovani non solo cattolici nel Collegio Notre Dame, ben riassume i suoi tre giorni in questo Paese nato da conflitti feroci, piccolo, popolato in modo inverosimile, in lotta contro la povertà e che cerca stabilità politica tra le insidie di rinascenti fondamentalismi. Un altro momento significativo della giornata di ieri è stata, di buon mattino, la visita alla “Casa Madre Teresa” di Tejgaon, dove la santa - icona del chinarsi sui più poveri del mondo, senza alcuna distinzione di razza, religione, cultura - alloggiava durante i suoi soggiorni in Bangladesh, e dove oggi si assistono orfani e disabili mentali. La visita si è svolta in forma molto privata, in particolare quando papa Bergoglio è entrato nelle due stanzette che ospitano i malati più gravi. Più movimentato e gioioso, invece, l’incontro con clero e religiosi del Paese, nella chiesa del Santo Rosario, a circa 80 metri dalla Casa di Madre Teresa. Qui papa Bergoglio, dopo aver ascoltato cinque testimonianze, ha buttato via il discorso che aveva preparato e ha parlato a braccio, insistendo in particolare sulla “tenerezza” di Dio da vivere anche nelle comunità religiose e ha condannato il “terrorismo delle chiacchiere”comeuno dei mali della vita comunitaria, dando suggerimenti su come evitarlo e affrontarlo. Inoltre il Papa ha insistito sul discernimento come stile di vita comunitario, e sulla “armonia”: un concetto caro alla società e alle religioni bengalesi ma che, ha detto, si può applicare con profitto anche alla vita religiosa. In particolare la visita alle Piccole sorelle di Madre Teresa ha riportato l’attenzione sulla povertà di questo Paese di 160 milioni di abitanti, che ha fatto passi da gigante nella lotta alla povertà (è al quinto posto tra i più poveri, mentre il Myanmar visitato,subito prima dal Papa, risulta al terzo), ma nel quale 48 milioni di persone vivono sotto la soglia di povertà e il 25% della popolazione è classificato come “estremamente povero”. Per noi occidentali è il Paese di badanti e lavoratori domestici, e delle industrie tessili che danno manodopera a basso costo a marchi da noi noti. Ma papa Francesco, nel suo discorso davanti ai leader religiosi, non ha esitato a ricordare il crollo del Rama Plaza di Savar,in cui nel 2013 morirono circa1200 persone, in maggioranza operai tessili obbligati ad entrare nella fabbrica benché si fossero evidenziate delle grandi crepe nei muri. Del Bangladesh papa Francesco ha apprezzato con forza l’impegno e i sacrifici per assistere i profughi rohingya nel grande campo di Cox Bazar, e ha insistito praticamente in ogni intervento pubblico sulla armonia tra le religioni per impedire conflitti e fondamentalismi e sulla libertà che il Paese garantisce alle diverse fedi, permettendone la collaborazione e non privandole del ruolo sociale. L’integrazione dei cattolici nella vita del Paese è stata rimarcata varie volte anche dall’arcivescovo di Dacca e primo cardinale della storia del Bangladesh, Patrick D’Rozario. L’emergere di fondamentalismi - come ha mostrato la strage terrorista dell’anno scorso nell’Holey Artisan Bakery,nella zona diplomatica di Dacca - è un problema del Paese finora considerato tra i più tolleranti e moderati del mondo islamico. Un problema non scollegato da quello della instabilità politica: l’anno prossimo ci saranno le elezioni, e si fronteggeranno l’Awami League dell’attuale premier signora Hasina, e il Bangladesh National Party della signora, Khaleda Ziam, orientato a rafforzare l’identità islamica e nazionalistica del Paese. La signora è figlia del dittatore Ziaur Rahman, che introdusse l’islam come religione di Stato, e il suo partito ha rilanciato i partiti radicali e con posizioni estremiste. Comprensibile che il Papa nei tre giorni in Bangladesh abbia tanto insistito sulla alleanza di religioni, istituzioni e società civile, contro il fondamentalismo e per una politica inclusiva delle minoranze e delle diverse culture.


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