La partita estiva di M5S-Lega



GOVERNO/SALVINI E DI MAIO SI CONFRONTANO SULLA RAI E LE GRANDI OPERE

ROMA. L’estate della Rai, delle Grandi Opere e della sfida ai vincoli europei. Con, sullo sfondo, il voto in 4 Regioni e alle Europee. Nel mese di agosto saranno questi i tre binari sui quali si giocherà la partita, politica, elettorale e finanziaria, tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio in un campo che vede incrociarsi nomine pesanti, bandiere elettorali e necessità legate ai conti pubblici. Domani, nel nuovo vertice convocato a Palazzo Chigi dal premier Giuseppe Conte sulla manovra si parlerà anche dei nodi delle infrastrutture e di quello legato a viale Mazzini. Con una possibilità, seppur flebile, all’orizzonte: che lo stallo sulla presidenza della Rai si sblocchi poco dopo Ferragosto. L’impasse sul nome di Marcello Foa genera una situazione che, chi è a conoscenza del dossier, definisce di “alto mare”. “Sulla Rai non stiamo pensando a niente, le ipotesi di sostituire Foa non sono attendibili”, fanno notare fonti della Lega. Ma su Foa, allo stesso tempo, sembra assottigliarsi il sostegno del M5S. Con un doppio corollario, tutto a carico di Salvini: individuare una carica che possa in qualche modo “compensare” il giornalista italo-svizzero e trovare, per la pre- sidenza della Rai, un nome che sia proposto della Lega ma che vada bene anche a M5S e FI. L’intenzione di Salvini è non perdere tempo anche perché lo stallo sulla presidenza si traduce in uno stallo sulle direzioni di Rete e dei Tg. E la Lega punta tutto su Tg1 e Tgr. Per ora a circolare sono nomi che hanno poche speranze di avere l’ok della Vigilanza, come quello di Giovanni Minoli, sul quale c’è il veto di FI. Mentre, in queste ore, nel M5S fa da mediatore anche il presidente della Camera Roberto Fico, che nel pomeriggio incontra i capogruppo Pd assieme alla presi- dente del Senato Elisabetta Casellati. Al vertice di mercoledì, “a latere” dei temieconomici si parlerà anche di Grandi Opere. La polemica tra M5S e Lega infuria ma, assicurano fonti dell’esecutivo, la tensione per ora resta in superficie. “Non c’è alcun litigio”, spiegano fonti del Carroccio. Le visioni, tuttavia, restano differenti. La linea di Salvini resta quella di andare avanti sulle Grandi Opere e di non chiudere Ilva. L’Italia ha bisogno di infra- strutture moderne e di acciaio per le nostre mprese, è il ragionamento che si fa nel quartier generale leghista. Il M5S, per ora, basa qualsiasi giudizio sugli esiti delle analisi costi-benefici. Ma il rischio è che, già su queste ricognizioni si alzi la tensione con la Lega. Nel Movimento, ad esempio, si sottolinea che un giudizio sarà espresso solo sui dati “finali” e non su quelli “parziali”, come ha fatto Salvini in questi giorni. E, anche sul team che il Mit metterà in campo per la valutazione della Tav, nel Movimento si guarda con qualche sospetto alla “sorveglianza” della Lega. La squadra sarà completata per settembre e tra i nomi circolati in queste ore gli unici sui quali c’è la conferma del governo sono quelli di Marco Ponti e Franco Ramella, personalità che, in passato, non hanno certo tifato per la Tav. L’impressione è che, nel gioco di “do ut des” tra M5S e Lega sia più il Tap che la Tav, al momento, a vedere la luce verde. Anche perché le salati penali previste sul gasdotto potrebbero avere effetto su una manovra che si preannuncia come un percorso a ostacoli tra le promesse elet- torali di M5S e Lega e i margini strettissimi dei conti. Su un punto, Salvini e Di Maio non sembrano dare margini al ministro Tria: reddito di cittadinanza e flat tax vanno almeno avviate. La seconda, è l’obiettivo della Lega, si applicherà innanzitutto alle partite Iva.


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