La Premier League nel caos

DAI MATCH CORTI ALL’OPZIONE AUSTRALIA, ECCO LE STRANE IDEE PER LA RIPARTENZA



LONDRA. Tutto per il calcio, siamo inglesi. Riadattare un vecchio detto all’emergenza Coronavirus non è poi così inverosimile, se i padri dello sport più amato al mondo sono pronti a stravolgere le regole fondamentali del pallone pur di riprendere campionato. La Premier League, più che sugli spettatori, la birra e la passione, si regge sui ricchi diritti tv. E vista così suona meno bizzarra la lunga lista di originali idee per ripartire, da match più corti dei tradizionali 90' a un finale di stagione in un’enclave ‘Coronavirus-free’. Il calcio al tempo della pandemia è destinato ad una “nuova normalità”, soggetto a significativi cambiamenti, suggeriti anche dalla Fifa, ma soprattutto Oltremanica dai depositari delle secolari regole del football. Dai campi neutri alla riduzione del tempo di gioco, dal trasferimento del campionato in un altro Continente alla sospensione delle retrocessioni: qualsiasi ipotesi, anche la più stravagante e bizzarra, pur di portare a termine l’attuale stagione. Nel Regno Unito non si esclude nulla pur di ripristinare le minime condizioni di sicurezza per tornare a giocare. L’ipotesi di annullare la Premier League non è mai stata presa in considerazione, nonostante non si giochi ormai da due mesi e sull’isola il computo dei morti da Covid-19 sia - in Europa - secondo solo a quello italiano. Non solo la federcalcio e i club, ma anche il governo di Boris Johnson spinge per tornare in campo, al più presto, possibilmente nella prima metà di giugno, in tempo per completare la stagione entro la fine di luglio. Molti club hanno già ripreso ad allenarsi, altri lo faranno questa settimana. Tutti pronti, e rassegnati, ad un calcio che dovrà fare i conti con la pandemia di Coronavirus, o meglio con le limitazioni che l’emergenza sanitaria ha già imposto. Appare ormai sicuro che le rimanenti 92 partite si disputeranno a porte chiuse, senza spettatori. Con ogni probabilità in campi neutri, in 10 stadi, selezionati in base alla lontananza dai centri cittadini, per scongiurare assembramenti da parte dei tifosi. C’è persino chi - come l’ex terzino del Manchester United, Gary Neville, oggi autorevole opinionista - ha proposto di traslocare tutto il circo della Premier in un altro paese europeo, dove ci siano meno contagi. E dall’Australia è pervenuto l’invito per giocare lì la parte finale della stagione. Che potrebbe subire drastici cambiamenti non solo a livello logistico, ma anche regolamentare. Non solo consentendo un maggior numero di sostituzioni (fino a cinque, come proposto dalla Fifa) ma anche per via della riduzione della durata degli incontri. Una soluzione clamorosa per venire incontro ai calciatori, sottoposti nelle prossime settimane ad un vero tour de force: fino a 10 giornate di campionato compresse in sei settimane. Una maratona che dovrà assegnare il titolo nazionale - sospeso ma di fatto nella cassaforte del Liverpool che ha 25 punti di vantaggio sul City - ma (forse) superflua ai fini della lotta per la salvezza, perché - tra le ipotesi al vaglio - c’è anche la sospensione delle retrocessioni. Come auspicato dai club più piccoli della Premier League, disposti persino a sfidare l’integrità del campionato, pur di garantirsi i lucrosi diritti tv per un anno in più. Una rivoluzione nel nome del Coronavirus