La ripresa ci sarà, ma sarà lenta

Ocse/Nel 2021 il rimbalzo previsto è del 5,3% del Pil, nel 2022 possibile una crescita del 3,2%



ROMA. Il Pil italiano nel terzo trimestre è cresciuto un po’ meno del previsto. Nei mesi estivi il rimbalzo c'è stato e forte, ma è stato del 15,9% e non del 16,1% stimato dall'Istat a fine ottobre. I decimali di scarto sono appena due, ma il segnale non è comunque positivo considerando soprattutto quello che è successo dopo, ovvero la ripresa dei contagi, l'arrivo della seconda ondata, le misure di contenimento e l'inevitabile nuova contrazione dell'economia, ancora tutta da misurare, causata da restrizioni e chiusure. Se il Pil rimanesse invariato nell'ultima parte dell'anno, il 2020 - calcola l'Istat - si chiuderebbe a -8,3%. Ma raggiungere tra ottobre e dicembre l'obiettivo di una crescita pari a zero rappresenta oggi come oggi, a parere unanime, praticamente una chimera. La previsione a cui il governo è rimasto nonostante tutto finora ancorato, quella della Nadef di un Pil a -9% nel 2020 e a +6% nel 2021, potrebbero essere dunque disattesa, soprattutto per l'anno prossimo. Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, non ha fatto ancora esplicitamente retromarcia, ma ha solo iniziato ad accarezzare l'idea di un 2021 meno ottimistico delle stime. La questione però si pone, anche perché tutte le istituzioni ed organizzazioni nazionali ed internazionali hanno già pronosticato per l'Italia una ripresa meno semplice del previsto. L'ultima in ordine di tempo è l'Ocse che nelle sue prospettive economiche appena pubblicate ha stimato per il nostro Paese una crescita del 4,3% nel 2021 e del 3,2% nel 2022, con il debito che conseguentemente resterà per qualche anno a ridosso del 160% del Pil. L'anno prossimo l'Italia farà meglio della media Ue, per la quale è prevista una crescita poco superiore al 3%, ma ciò non toglie che, secondo l'organizzazione guidata da Angel Gurria, la ripresa sarà "lenta e disuguale". Le restrizioni legate al coronavirus e l'incertezza peseranno sull'attività economica, sugli investimenti e sull'occupazione "fino al raggiungimento dell'immunità generale", cioè fino a quando un vaccino efficace "sarà stato distribuito ampiamente, stimolando il consumo e facilitando il risparmio". Ma fino ad allora, la propensione al risparmio tipica delle famiglia italiane resterà alta, non riversando risorse private nell'economia. Gli investimenti si riprenderanno solo nel 2022, grazie anche alla spinta pubblica, e il settore dei servizi soffrirà la debolezza della domanda interna e del turismo, su cui non si potrà fare affidamento finché il vaccino "non sarà ampiamente diffuso". "Questo - sottolinea l'organismo - aggraverà la situazione del mercato del lavoro e le disuguaglianze regionali". La disoccupazione crescerà e passerà dal 9,4% del 2020 all'11% del 2021. Con le risorse del Recovery Fund in arrivo, l'Ocse invita quindi ancora una volta l'Italia ad intraprendere la via delle riforme strutturali per accelerare il più possibile la ripartenza. La legge di bilancio "prevede una crescita più rapida, più verde, digitalizzata e più inclusiva", ma "lo stimolo deve essere accompagnato da continue riforme strutturali e dalla loro effettiva attuazione", si legge nelle prospettive economiche, in cui si suggerisce di semplificare il regime normativo, migliorare i ritardi nel sistema giudiziario e la formazione dei lavoratori. Un po’ più ottimistiche appaiono invece le stime di Standard & Poor's contenute in un report sull'economia dell'Eurozona. Secondo l'agenzia di rating, l'Italia si avvia a chiudere l'anno con una contrazione del Pil dell'8,7%. Un risultato migliore anche delle stime del governo e rivisto al rialzo rispetto alla previsione formulata dagli stessi analisti ad ottobre scorso e pari a -8,9%. Nel 2021 ci sarà poi un rimbalzo del 5,3% del Pil e nel 2022 una crescita del 3,2%.

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