La Serie A al bivio

Esclusivo/Rocco Commisso: “Il Governo e Sky hanno la chiave del campionato”



NEW YORK. Dalla sede di Mediacom, dove dirige l’impero delle telecomunicazioni della quinta azienda via cavo degli Stati Uniti, Rocco Commisso non perde mai d’occhio le sue tre “famiglie”: quella composta dagli affetti personali, quella ‘allargata’ dei suoi oltre 4500 dipendenti e quella lontana di Firenze con cui dialoga ogni giorno attraverso il direttore Joe Barone e i suoi più stretti collaboratori. Poi c’è la Fiorentina. Non la famiglia Viola, ma l’”azienda” che lui ha rilevato in tempo record dai fratelli Della Valle e che ora è diventata simbolo di un rinnovamento tutto Made in USA. Senza dimenticare tuttavia la storia e le tradizioni che da anni hanno contraddistinto questa gloriosa società. Che oggi, con un calcio in continua evoluzione, chiede di aggiornarsi ai tempi e di crescere economicamente e in termini di immagine e di futuro. In questa ottica si colloca il “progetto nuovo stadio”, un piano che consentirebbe alla società viola di fare quel salto di qualità per competere a grossi livelli sia in Italia come in Europa. Ma è proprio qui che le cose si complicano. Sembra, almeno dalle ultime avvisaglie, che questo stadio “non s’ha da fare”. Di chi la colpa? Della burocrazia, dei complotti politici, degli interessi personali, della gestione della Cosa pubblica o di altri fattori? Sono tutte ipotesi possibili, ma le vere barriere che finora hanno ostacolato il progetto fortemente voluto dal presidente Commisso sembrano apparentemente risolvibili. Commisso, al telefono con America Oggi, ribadisce e avvalora per filo e per segno le dichiarazioni del sindaco di Firenze Nardella e conferma in effetti di “essere entrato nella mentalità dei fiorentini che amano questo impianto, e non vogliono demolirlo, magari rinnovarlo” a condizione che non gli si impongano condizioni di sorta. “Se il Governo facesse una norma per nominare i sindaci commissari per le grandi opere pubbliche, come ha suggerito il sindaco Nardella, allora la ristrutturazione dello stadio Franchi può chiaramente essere realizzata”. Ma, sottolinea il patron viola ad America Oggi, “bisogna fare presto e semplificare una burocrazia che rischia di compromettere non solo il ‘remodeling’ del Franchi ma anche e soprattutto la realizzazione di un nuovo impianto”. “Non investirò nemmeno un centesimo - afferma con determinazione Commisso - se i miei suggerimenti (per la ristrutturazione del Franchi) saranno poi sindacati. Sono pronto al dialogo ma le mie decisioni non possono essere messe in dubbio”. “Sono pronto al dialogo per trovare una sintesi tra esigenza di rendere il Franchi uno stadio moderno (e mantenere tutto il significato e la forza simbolica che ha sempre avuto, come ha affermato Nardella), ma questo lo si può ottenere solo se verranno eliminati i paletti burocratici (e politici) che fino a oggi hanno ostacolato sia il progetto del Franchi come quello del nuovo impianto nell’area Mercafir di Firenze” aggiunge Commisso ad America Oggi. Un impianto probabimente archiviato prima che venga messo il primo mattone. Le condizioni di acquisto e gestione di un’area pari a 15 ettari di terreno sono risultate talmente proibitive che il presidente Viola ha deciso di non partecipare al bando ritenendolo penalizzante in termini fiscali e irrealizzabile in termini di responsabilità strutturali e ambientali. Per non parlare dei costi. “Noi siamo pronti a investire oltre 300 milioni di euro per lo stadio e per la zona commerciale e alaberghiera - ha detto il patron della Fiorentina - ma non ad addossarci le responsabilità fiscali e le spese per il recupero ambientale”. Insomma lo stadio nell’area Mercafir sarà realizzato non alle condizioni imposte dal Comune ma alle condizioni di mercato. E il mercato in questo momento è fluido e soprattutto incerto. L’altro pomo della discordia è la ripresa del campionato. Su questo il presidente Commisso, schietto come sempre, non usa mezze parole: “E’ un bel pasticcio soprattutto per le condizioni in cui versano alcune squadre della serie A che in mancanza di liquidità potrebbero avere serie ripercussioni (economiche) sul loro futuro”. E aggiunge: “A determinare il percorso del campionato (e quindi la sopravvivenza di alcune società della A) saranno le clausole contrattuali che la Lega ha con Sky, e il Governo. Se il Governo dovesse decidere di sospendere il campionato allora Sky sarebbe costretta a pagare, se invece il campionato, una volta ripreso, dovesse essere poi annullato per motivi di ‘minaccia alla salute pubblica’, allora Sky potrebbe esimersi dai pagamenti con conseguenze devastanti per tutti”. “A decidere in ogni caso - conclude il presidente Viola nella sua telefonata con America Oggi - saranno sempre ‘I Poteri Forti” del calcio italiano che in questo momento è diviso in due gruppi, in continuo contrasto tra di loro. Se si metteranno d’accordo il campionato riprenderà, ma se continuano a litigare (per interessi vari) allora sarà difficile trovare una soluzione”

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