La Sinistra tiene le distanze



PD/IL MEDIATORE FASSINO TENTA DI RICOMPATTARE IL PARTITO, OGGI I PRIMI INCONTRI

ROMA. “Ho rispetto per Bersani e D’Alema”, dichiara Matteo Renzi. “Se vogliono parlare vengano con delle proposte”, ribatte Pier Luigi Bersani. Spiragli, nelle pa- role. Ma nei fatti, sono ancora enormi le distanze a sinistra. Il mediatore incaricato dal segretario di tessere i fili della coalizione, Piero Fassino, apre il tavolo, chiamando uno a uno gli interlocutori a sinistra. Gli incontri inizieranno oggi e coinvolgeranno tutti: Campo progressista, Mdp, Possibile, Si, Radicali, Verdi, Idv, Psi. Ma è gelida la risposta di Mdp, Si e Possibile, che il 2 dicembre lanceranno la lista unitaria: “Una delegazione vedrà i Dem ma non subito, abbiamo altre priorità”. “Il Pd c’è: siamo disponibili a superare gli insulti del passato. Ma bisogna essere in due, il nostro popolo non sopporta più il balletto delle divisioni”, dice in serata Renzi al Tg1. All’indomani di una direzione che “a sorpresa” ha mostrato un Pd non litigioso, il segretario tiene fede all’apertura che ha compattato (con la riserva degli orlandiani) i Dem. E lancia per l’ottava edizione del Lingotto uno titolo, “Incontro”, più conciliante del primo slogan annunciato, “Lotto per...”. Ma da sinistra c’è chi, come Enrico Rossi, torna a chiedere a Renzi un passo indietro dalla premiership in nome dell’unità. Per allearsi, replica indirettamente il leader Dem, bisogna mettere da parte “veti, personalismi e tatticismi. Noi lo faremo”. Alla ‘chiamata’ del leader Dem, rivolta al centro e a sinistra, arriva la risposta positiva di Beatrice Lorenzin: “E’ un’apertura intelligente, ne parleremo nella direzione del 24", dice la ministra, anche se tra i centristi c’è una vasta area che spinge per una corsa autonoma. Mentre a sinistra c’è la disponibilità di Idv, Verdi e Socialisti, più un dialogo avviato con i Radicali, mentre con gli altri, da Pisapia a Bersani, un dialogo è tutto da costruire. A loro si rivolge il tentativo avviato, in “contatto quotidiano” con Renzi, Martina e Guerini, dall’ex segretario Ds Fassino: “Da domani inizierò un primo giro di colloqui di carattere istruttorio”, spiega. E contatta uno a uno gli esponenti “dell’arco del centrosinistra”. “Se vogliono parlare con noi devono venire con delle proposte, perché siamo al dunque: con meno di questo si fanno chiacchiere e furbizie”, dice Bersani, alludendo al bluff renziano, che attraversa anche la minoranza Pd. “Io non posso andare a dire ai giovani che il Jobs act e la Buona scuola hanno funzionato”, aggiunge Bersani, toccando due temi spinosi, che Renzi ha detto di non voler abiurare. E la risposta alla telefonata di Fassino è a dir poco fredda a sinistra. Civati non riconosce il numero e non risponde, poi a un messaggio dell’ex segretario replica che richiamerà domani. “Cosa gli dirò? Gli chiederò un pronostico sulle prossime elezioni”, scherza in transatlantico. E anche da Mdp dimostrano distanza: all’incontro ci saranno tutti, con una delegazione composta dai fondatori della lista unitaria Mdp-Si-Possibile, per non accollarsi la responsabilità di una rottura. Ma la delegazione potrebbe non includere i segretari, visto che per il Pd non tratta Renzi. E comunque se ne parlerà, spiegano, “non subito” e forse non prima dell’assemblea del 2 dicembre per la lista unitaria. “Si corre verso il peggiore degli esiti, guardo la vicenda con sconforto”, osserva da fuori Enrico Letta. E a svelare la tensione c’è la polemica innescata da Andrea Orlando sul rischio che la “fibrillazione” politica a sinistra metta “a rischio” la terzietà istituzionale di Pietro Grasso e Laura Boldrini. Il rischio non esiste, replica chi è vicino al presidente del Sena- to: lo dimostra l’approvazione all’unanimità della riforma del regolamento del Senato, “capolavoro di terzietà”.